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Valentina Di GirolamoValentina di Girolamo

Lavorando con Tamat ho potuto incontrare persone meravigliose tuttora importanti per la mia vita e, soprattutto, ho realizzato che quei progetti erano l'unica causa cui poter dedicare senza alcuna riserva tutte le mie energie ed il mio entusiasmo. Grazie "casa" Tamat :)

Patrizia SpadaPatrizia Spada

A scuola in Africa: c'é sempre qualcosa da imparare!

 

“L’anno millenovecentonovantacinque, il giorno primo del mese di Dicembre, nel mio studio (...) sono comparsi i signori: Sunzini Piero, Bricca Giorgio, Spada Patrizia, Carboni Giovanni (...)”

Non state leggendo due righe di un qualunque e noioso atto notarile!

Per noi di Tamat è qualcosa di più...

È proprio da questo documento, di cui questo breve estratto ne costituiscono il cuore, che il 1° Dicembre 1995 è nata a Perugia Tamat.

Forse è scorretto affermare che Tamat è sorta unicamente da un atto notarile; urge un’immediata correzione!


Tamat è nata grazie alla passione e la dedizione di quattro giovani professionisti, che hanno deciso di mettere insieme le loro competenze per dare voce e corpo alle proprie aspirazioni personali e professionali  e metterle al servizio della comunità nazionale ed internazionale.

2 agronomi, 1 economista ed 1 sociologo che hanno fondato Tamat nella convinzione che il rafforzamento e la consapevolezza delle competenze personali siano condizioni necessarie per il miglioramento delle condizioni di vita di ognuno di noi in quanto cittadini di un mondo globale che non riconosce confini ma solo influenze e connessioni.

 

I Balcani post-guerra è stato un territorio che ha visto Tamat presente, fin dall’inizio. Ci piace ricordare, tra le varie iniziative realizzate, quelle di cooperazione decentrata. Il supporto tecnico agli EELL e Regioni alla progettazione e realizzazione d’interventi a sostegno della ricostruzione…

 

A Mostar abbiamo guidato una delegazione di amministratori per verificare la possibilità di realizzare progetti di cooperazione. Un membro della delegazione, dopo l’incontro ufficiale con le Autorità del Municipio di Mostar Ovest, all’invito di attraversare il ponte provvisorio sulla Neretva - ancora il vecchio ponte bombardato non era stato ricostruito - per andare al Municipio di Mostar Est, stupefatto e basito ci domanda: ma siamo appena usciti dal Municipio, ma che a Mostar ce ne sono due???

 

… è in quel momento che abbiamo capito che dovevamo ampliare i nostri sforzi per le campagne di sensibilizzazione sulle motivazioni della Cooperazione allo Sviluppo, senza i quali è difficile fare interventi consapevoli che coinvolgano le comunità locali dei nostri territori: dovevamo iniziare i progetti EAS.

 

Arrivati nel Municipio di Mostar Est trovammo una situazione di confronto oggettivamente difficile.   L’inglese non poteva essere lo strumento di comunicazione. Le autorità locali venivano tradotte in inglese, noi di Tamat traducevamo in italiano e viceversa quando rispondevano gli amministratori italiani. Situazione difficile ma che ci ha salvato. Abbiamo letteralmente trasformato, con atteggiamento poco elegante e poco politically correct, fatto però a fin di bene e con vero spirito di cooperazione, le promesse di aiuti immediati e sostanziosi di forniture in campo agricolo in un più generico ma sicuramente più realista spirito generale di “apertura a forme di collaborazione” per avviare progettazioni comuni nel settore agricolo.

 

La mediazione culturale è fondamentale in questi contesti.

 

Gli amministratori italiani, infatti, in visita per un giorno, toccati e coinvolti dalla realtà post-guerra, si prodigavano in promesse da “campagna elettorale”, pur nella più totale buona fede. Promesse che, verosimilmente, al ritorno in Italia, con la carica emotiva affievolita e facendo i conti con la realtà dei budget a disposizione, si sarebbero di gran lunga ridotte fino, nei casi più estremi, a scomparire totalmente, ad un eventuale “cambio” dell’Amministratore. A Mostar Est però avrebbero lasciato un sentimento di concreta aspettativa da parte degli Amministratori bosniaci che Tamat, presente sul campo costantemente, avrebbe dovuto gestire con difficoltà alla mancata concretizzazione delle promesse fatte.

 

Le esperienze sul campo fecero nascere in noi la consapevolezza che c’era necessità di avviare anche il settore Formazione.

 

Giorno dopo giorno crescevamo e, con noi, anche Tamat.

 

Abbiamo capito l’ importanza del condividere all’esterno i nostri ideali ed anche le nostre convinzioni ed è così che coinvolgiamo e fanno parte del nostro gruppo di lavoro giovani con tanta motivazione e voglia di cambiamento.

 

Oggi, mentre lavoriamo anche per creare questa nuova pagina siamo in 10, a fare di Tamat, anche se piccola, una ONG nel cuore dell’Umbria con forti aspirazioni che contribuisce quotidianamente per vedere raggiunti i cambiamenti in cui crede, che fa del dialogo e dello scambio di idee la base per migliorarsi sempre.

 

Lavoriamo per sostenere le organizzazioni locali, facendo in modo che ogni persona, in ogni luogo, possa vivere di risorse e competenze proprie, contribuiamo a modificare prassi e politiche ingiuste determinate dalle relazioni di potere che creano squilibri ed ineguaglianze.

 

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