CdC Koubri copiaFoto da dx a sx: Jerome Zangré, vicesindaco di Koubri, Iboudo T. Aimé, consigliere di Koubrì, Simon Nacoulma direttore, Iccv Nazemse Béatrice Konfo, responsabile progetti di ICCV, ed infine Gaston Kontogom, dirigente comune di Koubrì.

I flussi migratori e la cooperazione internazionale illuminano la reciproca dipendenza tra persone culture e società. Ci aiutano a conoscere e comprendere zone, aree, località dei Sud (Europa, America, Asia e Africa) trascurate dalle politiche mondiali e spesso identificate come aree-problema (arretratezza, debito, corruzione, povertà), per raccogliere elementi di confronto sul rapporto tra politica e mercato, violenza e giustizia, società e comunità. E tuttavia proprio queste aree periferiche possono attraverso la cooperazione internazionale essere in grado di indicare forme di convivenza, di urbanità e ruralità che rendano il nostro pianeta più integrato, più equo e meno diviso.

Le migrazioni sono un fenomeno globale in continua evoluzione. Solo nel 2015 hanno superato i 244 milioni. Di queste circa 65 milioni sono persone in fuga e il dato è in rapida crescita (fonte: Carta di Trento per una migliore cooperazione internazionale). «In fuga dall’ allarmante fondale sui cui si svolgono le migrazioni dei nostri tempi (inquinamento, effetto serra, perdita di biodiversità, degrado del suolo, carenza di acqua dolce) ». Ma se i numeri sono importanti è altrettanto vitale comprendere le diverse forme e la complessità di questo fenomeno sia per quanto riguarda le cause e gli effetti prodotti sui paesi di origine dei migranti e sia in merito alle ricadute nei paesi di arrivo. Il fenomeno migratorio contemporaneo comprende ogni motivo possibile, «espellente o attraente, volontario o coattivo» (fonte: Valerio Calzolaio e Telmo Pievani, Libertà di migrare. Perché ci spostiamo da sempre ed è bene così).

La cooperazione internazionale può giocare un ruolo importante nell’offrire alternative forme di intervento in quanto diversi sono i contesti, le dinamiche e le specificità delle migrazioni. Bisogna quindi conoscere i molteplici immaginari e le aspettative di chi si mette in viaggio, comprendere le logiche e i quadri normativi che regolano la gestione dei migranti, percorrere vie nuove del fare cooperazione nei paesi di transito, arrivo e di partenza.

Per Tamat la cooperazione internazionale è un’attività indirizzata alla costruzioni di reti: reti che collegano, supportano e rafforzano territori e comunità. Reti che mettono in relazione contesti, dinamiche e specificità per offrire alternative alla migrazioni, tutelare diritti, sgombrare il campo dai pregiudizi e dalle classificazioni storicamente obsolete, per aprire opportunità tra il contesto di arrivo e quello di origine.

Ed è proprio questa la direzione del progetto RASAD - Reti d’Acquisto per la Sicurezza Alimentare con il supporto della Diaspora burkinabè d’Italia co-finanziato da Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. A Koubri comune rurale a vocazione prevalentemente agricola di 53.000 abitanti, strutturato in 26 villaggi,  a 40 min di macchina da Ougadougou, con il progetto RASAD sarà attivato un progetto pilota per favorire il rientro in Burkina Faso dei migranti della diaspora burkinabé in Italia. Quest’ultimo intervento ha attratto l’attenzione del vicesindaco Jerome Zanngré che ha sottolineato come creare opportunità di lavoro sul posto, in particolare per i giovani, è la sfida più importante da vincere per ridurre i flussi migratori. Zanngré ha ricordato a Tamat che in questa direzione va la richiesta recapitata ufficialmente a Città di Castello, comune dell’Alta Valle Tiberina, che ha basato il suo sviluppo su agricoltura e agro-industria, per attivare un partenariato istituzionale strategico. Il vicesindaco Jerome Zanngré infatti, ha molto apprezzato le attività della scuola Bufalini, che forma giovani nelle professioni artigianali. E’ un settore economico che potrebbe favorire l’autoimprenditorialità in un Paese dove c’è ancora molta richiesta di valide ditte artigiane.

Città di Castello e Koubri due comuni in rete per fare cooperazione "tra territori", cooperazione "di comunità”. Città di Castello e Koubri nodi periferici in grado di ricucire sistemi socio-economici sostenibili e resilienti. 

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