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Le prospettive dello sviluppo agricolo in Burkina Faso, cui Tamat sta contribuendo col progetto RASAD, sono state oggetto di riflessione da parte del dr. Angelo Correnti, agronomo e ricercatore dell’ Agenzia nazionale per le nuove tecnologia, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) dal 1989: “…è necessario puntare alla conservazione e miglioramento delle qualità chimico-fisiche dei suoli e all’utilizzo consapevole delle risorse, come l’acqua e le specie e le varietà autoctone di piante coltivate”. L’ENEA, come partner di progetto è incaricato, infatti, della verifica scientifica degli schemi produttivi di agro-ecologia proposti dal progetto.

Il dr. Correnti ha incontrato i ricercatori dell’ Istituto per l’Ambiente e la Ricerca Agricola (INERA) di Ouagadougou, con i quali è emersa la possibilità di sviluppare buone sinergie nello studio dei sistemi agro-ecologici applicati all’orticoltura (es. la butte sandwich proposta da Tamat in RASAD), di schemi di lotta fitosanitaria a basso impatto ambientale (es. l’utilizzo del neem e l’introduzione del bacillus thuringensis) ) e dell’efficacia della valorizzazione di sementi locali che ben si adattano alle mutate condizioni pedo-climatiche .

Correnti è stato intervistato dal direttore di Tamat Piero Sunzini, che lo ha accompagnato questa estate durante la missione d’identificazione del programma di ricerca in Burkina Faso, nel quadro del progetto RASAD.

 

Caro Angelo, dopo questa missione quali sono le tue valutazioni del contesto agricolo burkinabé e delle potenzialità/limiti dell’orticoltura?

Se lo paragono al sistema agricolo italiano non avrei dubbi ad affermare che questo contesto è molto lontano dai nostri sistemi produttivi. Ad un primo impatto, si nota la scarsa disponibilità di mezzi tecnici nella produzione e soprattutto una carenza diffusa di acqua per l’irrigazione, sia nella stagione cerealicola che in quella detta di “contro-stagione”, tipica della produzione degli ortaggi. Sono questi fattori limitanti importanti per gli agricoltori locali per perseguire uno sviluppo quanti-qualitativo dell’agricoltura che richiederebbe interventi strutturali per essere superati. Se parliamo di orticoltura la situazione è ancora più difficile. Si evidenziano, infatti, problemi fitopatologici che andrebbero affrontati con una maggiore conoscenza della biologia delle specie parassite. La difesa fitosanitaria potrebbe svincolarsi dai prodotti fitochimici, anche se forse non al 100%, con l’utilizzo di antiparassitari naturali ottenibili in loco.

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Quindi hai valutato positivamente la possibilità di produrre ortaggi con sistemi di agro-ecologia, come previsto in RASAD: quali secondo te i fattori limitanti più importanti?

Nel corso dei sopralluoghi effettuati in campo, oltre ad interventi che vadano nella direzione dell’approfondimento del corretto utilizzo di pratiche agronomiche (rotazioni ed avvicendamenti), ho riscontrato una presenza diffusa di piante i cui estratti potrebbero essere d’aiuto alla soluzione di problemi fitosanitari. Un esempio su tutti è rappresentato dalla pianta del neem (Azadirachta indica) che come noto da tempo trova applicazione in programmi di agricoltura sostenibile. Ho visto che anche in Burkina Faso, se pur in maniera embrionale, è stato avviato l’utilizzo di questa essenza che andrebbe però incentivato molto, se si vogliono utilizzare schemi di produzione agro-ecologica.

Anche sull’acqua si dovrebbe intervenire. Non solamente per garantire una maggiore quantità a disposizione dei contadini, e per un periodo più lungo, ma anche rivisitando i metodi di distribuzione: deve essere pensata l’adozione di tecniche che consentano un considerevole risparmio dei volumi d’adacquamento.

Altro aspetto d’interesse agronomico, emerso nel corso dei sopralluoghi, è la possibilità d’impiego di fertilizzanti di natura organica provenienti da allevamenti famigliari di animali. Va quindi nella giusta direzione la cosiddetta tecnica della butte sandwich applicata dal progetto RASAD. Questo sistema di preparazione del suolo destinato alla produzione degli ortaggi, infatti, prevede l’apporto al terreno di sostanza organica e di ceneri da legna, formando un cumulo che arriva fino a 50 cm soprasuolo. Sulla base di testimonianze degli agricoltori che già hanno utilizzato questa tecnica per due stagioni colturali si evidenziano buoni risultati produttivi, risparmio idrico e soprattutto minor spese per l’acquisto di input chimici per la fertilizzazione.

Quale sarà il programma di ricerca dell’ENEA in RASAD?

La valutazione dell’efficacia della butte sandwich sarà l’oggetto delle sperimentazioni nei prossimi tre anni del progetto RASAD. A partire da avvicendamenti colturali che rispondano a criteri d’efficienza agronomica, sarà verificato l’andamento del contenuto di sostanza organica e di elementi nutritivi nel suolo nel corso delle rotazioni adottate.

Altro aspetto che sarà oggetto d’attenzione di ENEA e Tamat sarà l’utilizzo d’insetticidi naturali già largamente impiegati in Italia come ad esempio il Bacillus Thuringensis, da utilizzare nella lotta contro la dorifora della patata che, in Burkina Faso, come verificato in campo ha creato problemi significativi anche alle produzione di melanzane.

 

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Questo piano di sperimentazione prevede il coinvolgimento di strutture burkinabé?

Si, sicuramente. Ho infatti avuto modo d’incontrare e confrontarmi con Moussa Ouedraogo, Professore d’entomologia agraria in pensione dell’Università di Ouagadougou, che è stato confermato da Tamat, anche in RASAD, come consulente agronomo di riferimento; e con il suo giovane collega Arnaud Salambené, agronomo, anch’esso assunto da RASAD. Tramite loro ho incontrato i contadini-leader dei differenti gruppi contadini coinvolti nelle attività di produzione del progetto, già formati alle tecniche di agro-ecologie nel precedente progetto RASA, dai quali ho acquisito informazioni utili sulle tecniche utilizzate e sui problemi principali della coltivazione degli ortaggi in Burkina Faso.

Fondamentale, lo voglio ribadire, il confronto con il Prof. Ouedraogo che, essendo stato per molti anni anche il direttore generale del Centro Nazionale di Ricerca Scientifica e Tecnologica (CNRST) – l’agenzia di ricerca più importante del Burkina Faso che conta circa 7000 addetti- mi ha permesso d’interloquire con numerosi ricercatori del sistema di ricerca burkinabé; in particolare quelli dell’Istituto dell’Ambiente e della Ricerca Agricola (INERA). Con questi ci siamo confrontati sulle ipotesi di sperimentazione ed abbiamo avviato un percorso di collaborazione che, per RASAD, sfocerà nella sottoscrizione di un protocollo di ricerca condiviso per i tre anni di progetto. Abbiamo discusso anche della possibilità d’attivare, in futuro, possibili cooperazioni per progetti di ricerca agronomica, sul campo, utilizzando la presenza di Tamat in Burkina Faso.

 

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Sono quindi ipotizzabili future collaborazione tra ENEA e Tamat in Burkina Faso?

Per il momento abbiamo sicuramente tre anni d’attività in comune con il progetto RASAD. Credo comunque che ci siano le condizioni per un prosieguo della collaborazione tra ENEA e Tamat anche su altri settori d’attività di ricerca dell’Agenzia. Nel corso delle visite effettuate nelle aziende del progetto, infatti, ho individuato possibili campi d’applicazione di tecniche mature di produzione d’energia rinnovabili con l’impiego di biomasse e l’utilizzo dell’energia solare per rendere le singole aziende o gruppi di esse autosufficienti da un punto di vista energetico. Se ne parlerà con i colleghi di Tamat nelle settimane a venire.

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