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Il mondo teso verso la conoscenza dell’altro di Amian Guy Yves Arnaud scrittore, attivista e coordinatore di ASSIDU - Associazione degli Ivoriani in Umbria per il Festival del Mondo in Comune

Amian Guy Yves Arnaud racconta se stesso e ASSIDU per il Festival del Mondo in Comune

Pur trovando l’Associazione il riconoscimento formale nel 2009, la sua è una lunga storia, che inizia molto tempo prima. La genesi di ASSIDU sono due distinte associazioni degli ivoriani, che rappresentavano in passato, distintamente, gli studenti e i lavoratori. Solo successivamente i loro associati, spinti dalla volontà di conferire maggiore forza alla comunità ivoriana, hanno deciso di unirsi in un’unica associazione che la rispecchi nella sua totalità. È così che nasce ASSIDU, Associazione degli Ivoriani in Umbria, al momento una delle associazioni di immigrati più rappresentativa, più attiva di questa regione.

Tengo a precisare, che c’è differenza tra gli ivoriani in Umbria e gli associati dell’Associazione degli Ivoriani in Umbria: nella Regione, così come molti ivoriani non sono nell’Associazione, in qualità di soci o meno, allo stesso modo non tutto il partenariato, che conta per l’esattezza 250 soci, ha le proprie radici in Costa d’Avorio. Inoltre, tra gli associati propriamente ivoriani, almeno 50 lo sono solo in nome delle origini, essendo italiani a tutto titolo, per nascita o cittadinanza acquisita.

ASSIDU intraprende iniziative al fine di pubblicizzare la propria esistenza per fare di tutti gli ivoriani presenti sul territorio (900 individui per l’esattezza, stando alle recenti statistiche nazionali) una vera e propria comunità, che, grazie a una forte identità, sia riconosciuta e ascoltata dalla società locale. Per fari sì che ciò accada, cerchiamo di raggiungere tutti i nostri connazionali per farne dei soci effettivi, promuoviamo la nostra cultura e la insegniamo ai bambini nati in Italia, così da creare uno spazio in cui si possa vivere in comune con la cultura d’origine e tramandarla anche qui nel loro paese di nascita e nel paese di accoglienza dei loro genitori. Inoltre, portiamo avanti e comunichiamo i valori in cui crediamo, propri della nostra civiltà, quali il rispetto delle regole del paese di approdo e degli anziani, avere una vita sana, la certezza che l’istruzione e la formazione e l’istruzione siano fondamentali per poter costruire il proprio successo personale e professionale.

Cerchiamo, infine, di essere un modello positivo e carico di speranza, attraverso il nostro modo di fare e di essere e di creare occasioni che ci permettano di vivere insieme. Si tenga presente che conoscersi è per noi ivoriani è un fatto intrinseco, naturale, ereditato dalle caratteristiche del tessuto sociale della nostra madrepatria: in Costa d’Avorio convivono almeno 63 etnie diverse, corrispondenti ad altrettante lingue, tra le quali quella ufficiale è la lingua francese. Ci sono quindi evidenti differenze ed è nostra intenzione riconoscerle e valorizzarle.

Questo continuo impegno teso alla conoscenza dell’altro avviene essenzialmente attraverso incontri: ci rechiamo presso le loro abitazioni, per entrare nel loro quotidiano, conoscerne le difficoltà e ascoltarne le tematiche e organizziamo momenti conviviali e di aggregazione. Il nostro impegno, tuttavia, non si esaurisce qui. Collaboriamo, infatti, con altri enti locali, pubblici e privati, in progetti regionali ai quei nazionali, per contribuire alla vita dell’Umbria con azioni concrete (come ad esempio, il progetto regionale Made in Umbria e quello dell’ANCI, EMPATIC); quando ci sono progetti di sviluppo per investire in Costa d’Avorio, siamo sempre presenti per fornire il nostro contributo; siamo spesso il soggetto mediatore, il punto di riferimento e il ponte tra la comunità ivoriana e le Istituzioni. Il nostro attivismo in Umbria ha anche favorito la presenza di ASSIDU alla sagra “La Felciniana” la festa d'estate di Ponte Felcino.

Sono venuto in Italia nell’ottobre 2011, raggiungendo mio zio (nel Paese dal 1981); una scelta su cui ha influito decisamente la scoppio della guerra nel mio Paese nello stesso anno. Oggi, sto terminando il mio dottorato in comunicazione internazionale e pubblicitaria presso Università per Stranieri di Perugia con una tesi di dal titolo: Esperienza di comunicazione sociale sull’immigrazione: il caso dell’Umbria. Accanto al mio impegno con ASSIDU, c’è quello con il “Ponte dell’incontro”, in qualità di membro del direttivo. Pensare che il mio piano iniziale non era questo: volevo studiare, e tornare. L’intenzione è sempre quella di tornare, terminato un dato percorso lavorativo o formativo. Gioca anche, in questa volontà, il dispiacere di lasciare la propria casa, la propria famiglia, il proprio Paese, ma anche un pizzico di delusione, che, una volta arrivato a destinazione, provi nel vedere che non è tutto “rose e fiori” come te l’aspettavi, come avevi letto nei giornali o visto in Tv. Questo però, al contempo, ci da anche una spinta diversa, un’occasione per riflettere. La povertà esiste in ogni Paese: noi (africani) non siamo i primi né gli ultimi. In un’ottica di sviluppo, quindi, credo che l’ostacolo principale non sia tanto il livello di povertà, quanto noi stessi. L’Africa è stata sempre presentata come un continente povero, ma è ricco di risorse e ha un’ampia disponibilità di manodopera, ma siamo noi che abbiamo perso la fiducia in noi stessi, venendo educati per servire l’altro e non per essere un “motore”. Io voglio far crescere la fiducia in noi stessi, perché credo che l’urgenza primaria sia proprio quella di cambiare mentalità.

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