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Cleophas Adrien Dioma copia

 

nella foto Adrien Cleophas Dioma

Dobbiamo chiedere alle diaspore che cosa ha senso per loro, avvalendoci delle loro competenze e conoscenze. Dobbiamo lavorare a un futuro comune piuttosto che rimanere ancorati al passato”. Queste le parole di Laura Frigenti direttrice della Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) al convegno intitolato Nuova cooperazione allo sviluppo. Le diaspore protagoniste, sfida e opportunità, tenutosi il 3 maggio scorso a Roma presso l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà (Inmp).

“È un anno che coordino il gruppo del CNCS sul tema delle migrazioni. All'inizio mi sono sentito solo. Abbiamo coinvolto fino ad oggi tante esperienze. Al centro va portato il tema delle seconde generazioni. C'è bisogno per le associazioni delle diaspore di un accompagnamento. Ong e osc siete disponibili" E questo quanto dichiarato dal burkinabè Adrien Cleophas Dioma il 21 gennaio all’Assemblea dell’AOI, in rappresentanza del Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo (CNCS), di cui Diona coordina il gruppo "Migrazioni e sviluppo", oltre che essere rappresentante delle organizzazioni e associazioni di immigrati nonché Presidente dell’Associazione Culturale Le Réseau.

Il CNCS è il primo fra gli organi previsti dalla legge di riforma della cooperazione ad essere istituito. Nello spirito della legge rappresenta lo strumento permanente di partecipazione, consultazione e proposta sulla coerenza delle scelte politiche, sulle strategie e sulla programmazione, nonché sulle forme di intervento, la loro efficacia e valutazione.

Partire proprio dalle Comunità degli immigrati stanziali, presenti da lungo tempo, insieme ai cittadini di seconda e terza generazione attraverso di loro, possono essere messe in campo molte attività concrete nella dimensione economica, commerciale, sociale e culturale creando canali di comunicazione e cooperazione tra gli imprenditori delle due sponde: facilitando così la nascita di investimenti di ritorno verso i Paesi di origine, tramite strumenti ed organizzazioni che spesso sono promosse da cittadini di tali diaspore ed anche in collaborazione con le diverse organizzazioni economiche italiane.

Ma quello che emerge dall’appello di Adrien Cleophas Dioma alle organizzazioni non governative e della società civile, per arrivare a ciò, bisogna fornire informazioni, formazione mirata e assistenza. È dunque essenziale incrementare il dialogo tra queste Comunità, le istituzioni e la società civile circostante, tramite l’interazione economica, l’integrazione educativa, il dialogo, lo scambio culturale e la cooperazione.

La nuova legge dell’11 agosto 2014, n. 125, “Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo” prevede all’art. 26 che tra i soggetti della cooperazione allo sviluppo siano annoverate “le organizzazioni e le associazioni delle comunità di immigrati che mantengano con le comunità dei Paesi di origine rapporti di cooperazione e sostegno allo sviluppo. Se sostenuto, questo percorso potrà aprire le porte a uno scenario nuovo, utile ed efficace per la cooperazione, uno spazio di crescita anche per l’economia italiana.

Eppure, come scrive Alessandro Leogrande nell’ultimo numero dello Stranieroalla crescita della popolazione di origine straniera, alla creazione di una nuova classe operaia e bracciantile straniera nel nostro paese, all’affermarsi di un ceto di piccoli imprenditori e commercianti, all’emergere delle seconde e delle terze generazioni residenti, non fanno ancora seguito adeguate forme di rappresentanza, che vadano al di là di tutte quelle espressioni puramente simboliche. Era molto più cosmopolita ed eterogenea la composizione delle camice rosse di Garibaldi durante la Spedizione dei Mille che non quella di qualsiasi consiglio comunale dalle Alpi alla Sicilia”.

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