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Ruralia1 copia

foto: donne della cooperativa Orhideja

Sicurezza alimentare e sicurezza sociale avanzano di pari passo, sempre di più. Il ruolo ricoperto dalle donne all’interno dello sviluppo rurale e urbano attraversa una fase di incessante trasformazione, accompagnato da una progressiva consapevolezza di quanto il principio delle pari opportunità risulti imprescindibile quale principio trasversale delle politiche di sviluppo.

Tamat risponde con prontezza e forza all’insistente richiamo proteso a un attivo coinvolgimento dell’universo femminile nell’ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo, attraverso l’elaborazione e il dispiegamento di una serie di progetti improntati alla sostenibilità sociale urbana e aree rurali che vedono al proprio interno il massiccio coinvolgimento di ragazze e donne.

Ruralia (2011/2013) – progetto sviluppato da Tamat con partner la cooperativa delle donne di Stolac (Bosnia Erzegovina) e ARCS Ong associativa e co-finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo – e con Yes Equality finanziato dal Programma European Instrument for Democracy and Human Rights, gestito dalla delegazione dell’Unione Europea in Bosnia Erzegovina , che ha visto il coinvolgimento al nostro fianco della cooperativa Orhideja di Stolac, oltre alla collaborazione di 250 bambini delle scuole elementari, 50 ragazzi tra i 15 e 25 anni delle scuole superiori e 50 adulti rappresentati degli enti politici, sociali ed economici delle municipalità di Stolac e Berkovići.

Oggi a 3 anni dalla conclusione del progetto Ruralia, ci affacciamo sulla realtà della cooperativa Orhideja dove abbiamo la possibilità di osservare donne di ogni età, di differente estrazione sociale e appartenenza religiosa che hanno deciso di raccordare i propri talenti e competenze individuali, la voglia di riscatto, la cultura, e un’idea di dignità femminile troppo spesso relegata nelle ultime file, dando così vita a una cooperativa agricola all’interno della quale portano avanti con passione e dedizione la propria attività su diversi fronti. Scandagliando gli aspetti maggiormente distintivi legali alla cooperativa e i più recenti sviluppi sul piano operativo a essa connessi, risulta rilevante evidenziare come le donne si impegnino nella lavorazione di campi, frutteti ed orti mediante l’ausilio di un trattore da esse stesse acquistato, per poi confezionare e vendere i prodotti raccolti; la cooperativa ha inoltre recentemente assunto un agronomo all’interno del proprio gruppo di lavoro.

L’essiccazione dei pomodori – processo di trasformazione appreso nel corso del progetto Ruralia – e l’acquisto di un forno deputato a tale specifica tecnica, sta generando valore per la cooperativa con un conseguente aumento della produzione per il mercato locale. Non solo agricoltura all’interno di Orhideja la vendita di vestiti, ricami ed oggetti di arredo rappresenta una porzione rilevante dell’attività svolta. Le giovani cooperanti vengono inoltre avviate alla scoperta e alla pratica di un canale nuovo, valido ed efficace al fine di assicurarsi un piccolo reddito nel campo dell’assistenza ai malati e nella cura dei bambini. Proprio all’interno di tale contesto è stato recentemente inaugurato un centro diurno che presenta servizi rivolti ai più piccoli e alle loro famiglie.

Internamente al quadro illustrato – e sulla scia della sensibilità individuata e accolta nel corso delle precedenti esperienze – Tamat torna a intervenire, e lo fa attraverso Urbagri4women, progetto biennale europeo che si distende mediante la pratica legata alla coltivazione di orti urbani, in congiunzione con i nostri partner europei Austria, Cipro, Francia, Grecia, Inghilterra e Portogallo. All’interno del progetto, finanziato dalla Commissione europea (DG Migration and Home Affairs) nel quadro del Fondo Asilo, migrazione e integrazione– abilità, forze e risorse individuali divengono oggetto di una funzionale unificazione, alla volta di un impiego congiunto mirato alla pianificazione e coltivazione di spazi verdi, con l’intento primario di arrivare a creare e diffondere una concezione più equa e sostenibile di vivere la città, da sempre cuore pulsante di mescolanza, mobilità, incontri, e sfide. Gli spazi in questione non saranno esclusivamente preposti alla coltivazione di ortaggi e frutta, bensì andranno a rappresentare interstizi di fermento culturale e legami sociali significativi, all’interno dei quali si avrà la possibilità di osservare direttamente la nascita e lo sviluppo di nuove connessioni tra il locale e il globale, tra gli spazi pubblici e quelli privati, tra la cultura e la natura.

Il primo incontro ufficiale con tutti i partner del progetto Urbagri4women è previsto per il 16 febbraio prossimo presso la sede della direzione generale della Migrazione e degli affari interni (DG HOME) - Commissione Europea.

                                                                                                                                 


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