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Nel dibattito sugli sbarchi di profughi, non si parla abbastanza degli immigrati che alcuni studiosi definiscono “dimenticati” i cosiddetti immigrati economici: discriminati, esclusi, esposti a una legge tra le più restrittive e irrazionali d’Europa.

In queste condizioni, non stupisce che molti cittadini stranieri decidano di lasciare l’Italia, tornando ai loro paesi di origine oppure avviare una “seconda migrazione”. Così, mentre i più audaci provano ad andarsene, chi rimane deve scontrarsi con le rigidità del mercato del lavoro, ma anche con una burocrazia dell’immigrazione sempre più restrittiva (si veda la lunghissima lista di aggiornamenti al “Testo Unico” dal 2002 ad oggi) alla quale si aggiunge la prassi delle Questure, spesso del tutto svincolate dalla normativa. Ecco quindi l’interminabile sottobosco di atti amministrativi nella gestione quotidiana dei movimenti migratori. Inoltre il carattere emergenziale attribuito all'immigrazione e il convincimento diffuso circa la politicità di tale fenomeno sociale hanno giustificato l'affidamento esclusivo della sua gestione agli organi esecutivi dello Stato e all'autorità di polizia - si veda lo splendido volume scritto di recente da Iside Gjergji.

Nell’ultimo rapporto OCSE curato da Idos su "Il fenomeno dell’immigrazione in Italia e le sue implicazioni internazionali", la popolazione straniera residente è arrivata a quota 5.026.153 grazie a nuovi ingressi regolari, nascite e richiedenti asilo, sull’anno precedente l’incremento è molto lieve – si sottolinea nella sintesi del rapporto – appena 12.100 unità in più. Secondo Idos comunque il numero totale dovrebbe essere di 5 milioni e mezzo (includendo anche chi già in possesso dei titoli non è ancora iscritto all’anagrafe). L'immigrazione cresce e continuerà a farlo e continueranno i flussi di migranti nella loro composizione mista (richiedenti asilo e lavoratori) e i problemi non devono far perdere di vista i vantaggi. Da quelli strettamente demografici (un deficit demografico così elevato chel’Istat ha previsto, tra il 2011 e il 2065, 18 milioni di ingressi dall’estero per mantenere inalterato il livello della popolazione) a una realtà lavorativa dipendente e autonoma in grado di favorire i rapporti con i Paesi di origine, passando per una dimensione multiculturale e multireligiosa che di per sé avvalora le ragioni della convivenza.

In uno scenario così delineato, complesso e articolato presentiamo i risultati di una ricerca finanziata da Regione Umbria dal titolo “Il rientro nei paesi d’origine: indagine sulle necessità, aspirazioni e volontà degli immigrati, su percorsi migratori di cittadini stranieri provenienti dall’Africa Occidentale, che ad un certo punto si volgono indietro verso il paese d’origine per guardare al futuro ognuno/a con una propria storia, un progetto di vita e ragioni per ricominciare.

Ricordiamo che il punto di svolta su ritorno volontario assistito, è stata la direttiva europea del 2008 sui rimpatri per la gestione dell’immigrazione, in termini non solo di ritorno forzato, ma anche volontario, finalizzato alla reintegrazione nel paese di origine: vale in primo luogo per i migranti irregolari, ai quali si applica il rimpatrio forzato in caso di loro opposizione al rientro spontaneo. Lo stanziamento di fondi dalla Ue ha consentito all’Italia di realizzare programmi ad hoc per le differenti tipologie di migranti: irregolari, a rischio di irregolarità (con permesso di soggiorno in scadenza), in condizioni di vulnerabilità Si veda rete RIRVA, tra i principali progetti attivi si inserisce quello di Integrazione di ritorno 2 assistito, promosso dal CIR insieme ad Oxfam e al CISP.

Approfondimenti su bisogni e criticità e sulla centralità di sviluppare una gestione condivisa delle migrazioni tra paesi d’origine e di destinazione, ossia una prospettiva globale che segua i migranti prima della partenza, all’arrivo e nell’eventuale decisione di ritorno in patria e l’importanza di rafforzare una cooperazione interistituzionale tra governi, che sia mirata a affrontare con programmi e azioni di ampio respiro la questione dei ritorni volontari.

Intervengono Denisa R. SAVULESCO Responsabile Area Rifugiati Migranti, TAMAT NGO autrice della ricerca e Francesco FRANCESCAGLIA Regione Umbria, martedì 7 marzo a partire dalle 18:00 presso Braccia Rubate, Officina Creativa dell'Ass. Fiorivano le Viole e di Tamat ONG in Via Cartolari, 4 – Perugia.

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