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ChiaraAllegri

L'intervista di Chiara Allegri a Domenico Lizzi coordinatore del progetto Social Start Ups e membro del Gas di TAMAT NGO a Bracciarubate

Perché un gruppo di persone decide di partecipare ad un progetto come Social Start Ups? Cosa li spinge a investire tempo ed energie?

La sfida di ideare un’impresa sociale partendo dal modello dei GAS si è rivelata molto interessante per chi ha deciso di partecipare al progetto. Il gruppo ha avuto modo di acquisire le competenze necessarie per sviluppare un’impresa propria sperimentando il processo nella pratica. Credo siano state queste le motivazioni di base.

Si possono dare diverse accezioni al modello “impresa sociale”. Per me è un modello che potenzialmente può garantire maggiore impatto e sostenibilità ad iniziative come quelle dei GAS. Il nostro GAS/Impresa sociale mantiene tutti i principi di un GAS: vendita diretta, supporto ai piccoli produttori, sostegno ad una produzione di qualità, equo compenso e garanzia dei diritti per i lavoratori ecc. L’idea d’impresa è stata pensata proprio in modo da non alterare questi principi. Ci tengo sempre a sottolineare che la nostra idea è quella di mantenere inalterata la formula della vendita diretta non facendo alcun ricarico… Come facciamo? La nostra attività d’impresa si baserà su servizi supplementari come cucina a domicilio, visite guidate, ecc.

Non credo che il modello impresa sociale sia una minaccia al mondo del no-profit. Anche con il sistema attuale molte organizzazioni no-profit hanno in realtà una logica profit a mio parere. Tutto dipende dalle reali intenzioni e non dalla forma giuridica.

Cosa diresti a qualcuno che volesse entrare a far parte del Gruppo d’Acquisto ma fosse preoccupato per i costi che comporta la logica del “mangiare sano aiutando i piccoli produttori locali”?

Gli direi di provare. Anche io all’inizio pensavo di dover spendere di più per fare la spesa… A distanza di tempo posso affermare che è un’idea sbagliata. Ho imparato ad utilizzare alimenti che prima non conoscevo attraverso il GAS… E’ vero, ora dedico più tempo alla cucina perché pulisco la verdura ecc. ma questo tradotto significa risparmio. Evito di comprare il cibo “last minute” che è il più costoso se si analizza bene.

In che modo pensate che le iniziative come i GAS possano competere con la grande distribuzione? I costi e la comodità di andare al supermercato sono elementi che offrono grandi vantaggi al modello che voi sfidate.

Non penso che l’obiettivo sia “competere” con la GDO. Semplicemente chi fa parte di un GAS sceglie di non far parte di questo sistema… per quanto possibile, perché credo sia difficile riuscirci totalmente. Come successo per il prezzo, mi sono ricreduto anche sulla comodità del GAS. Io settimanalmente mi occupo dell’acquisto di un prodotto e quando ci incontriamo il giorno della consegna torno a casa con verdure, uova , pane, formaggio, frutta ecc. che hanno acquistato gli altri.

Secondo me uno dei compiti dei GAS deve essere anche quello di educare e sensibilizzare la comunità su determinate tematiche. E’ questo che intendo quando dico “avere maggiore impatto”. Altrimenti rimarranno sempre “iniziative di nicchia”. Bisogna far capire che molti dei bisogni attuali, anche quelli alimentari, non sono altro che bisogni “irreali” indotti dal sistema attuale. Così come si vive senza iPhone, si vive ugualmente senza pomodori a dicembre…

Pensi che i GAS siano iniziative che continueranno anche nei prossimi anni o le ritieni mode del momento?

Tutto dipende da come sapranno evolversi queste iniziative. In generale mi sembra che l’attenzione verso produzioni sostenibili e di qualità stia aumentando. Spero che non sia una moda passeggera ma soprattutto spero che non venga strumentalizzata. Prendetela come una battuta ma, il giorno in cui invece di pagare la certificazione “bio”, si certificherà l’uso di pesticidi allora vorrà dire che qualcosa è realmente cambiato.

Quali sono le vostre prospettive future che derivano dal progetto Social Start Ups?

Per il momento gestiamo un classico GAS nel centro storico di Perugia, a Via Cartolari 4, presso BracciaRubate. Ci chiamiamo Fuori di Zucca. Tutto ciò è nato grazie al progetto Social Start Ups. Speriamo che il progetto di impresa sociale venga avviato quest’anno anche se ancora c’è un po di strada da fare.

Social Start Ups è progetto co-finanziato dall’Unione Europea guidato da Tamat ONG con partner Futures, il prestigioso Centro per l’imprenditorialità sociale della Plymouth Business School , Parco Tecnologico 3-A; Comune di Verteneglio; e l’ONG Amsed.

Chiara Allegri è dottoressa in psicologia sociale e della comunicazione membro attivo del Gas a Bracciarubate e stagista presso Tamat NGO. Nativa di Mantova, Chiara nei prossimi mesi sarà impegnata con Associazione LIBRA.

Social Start Ups e Tamat NGO per #lottomarzo

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