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foto: Omni-Bus Migrarti Cinema appunti di viaggio sulle strade dell’integrazione, un film documentario sulle storie dei migranti in Umbria

Un’altro sbarco. Un’altra domenica. 25 le operazioni di salvataggio svolte nelle 24 ore di domenica 19 marzo 2017, nel tratto di mare che separa la Libia dall’ Italia.

Milena Gabanelli sul Corriere della Sera di lunedi’ 20 marzo scrive: “ Il governo dovrebbe avere il coraggio di voltare pagina con un’organizzazione pubblica, e una visione d’impresa che trasformi la disgrazia in un generatore di lavoro e inclusione “ . Una visione di efficienza economica e lungimiranza politica. Per questa visione ci vogliono piu’ risorse, risorse qualificate, competenze e una gestione efficiente dei flussi migratori. Secondo le statistiche del Viminale fino al 17 marzo 2017 sono approdati 16.206 cittadini di paesi terzi, a fronte degli 11.911 arrivati nel 2016 e i 9.277 del 2015.

La logica della sicurezza della riforma del ministro dell’interno italiano Marco Minniti come si coniuga con i benefici che derivano dall’immigrazione sul piano dell’integrazione come opportunità,  risorsa economica e demografica per il paese di destinazione?

Lo conferma una recente analisi della società di consulenza McKinsey dal titolo People on the move: Migrant Voices, la migrazione contribuisce per il 4% dell'output economico globale”. “Molti dei paesi di destinazione più importanti vedono un graduale invecchiamento della popolazione, possono quindi beneficiare della crescita della forza lavoro", ha detto Anu Madgavkar, co-autrice del rapporto. "Eppure discussioni politiche che circondano l'immigrazione in molti paesi tendono a concentrarsi sulla determinazione di numeri e quel mix di persone da ammettere piuttosto che trovare la formula giusta per l'integrazione". E l'integrazione di successo ha tre dimensioni critiche intrecciate: sociale, civica ed economica. Questo l’approccio olistico nelle società di approdo auspicato dagli autori del rapporto.

Come Ong crediamo nel fare più cultura di cooperazione, con al centro l’incontro reale tra persone di paesi diversi, dal cui confronto nasce un interesse, una volontà di andare avanti, esperienze importanti, che dobbiamo accompagnare e sostenere e non possiamo in alcun modo, per forza, coordinare o costringere. Costruire un “sistema”, una rete. E lo sforzo di “fare sistema” è sancito anche dalla nuova legge 125/2014 “Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo” che ha riformato la cooperazione allo sviluppo italiana.

Nel fare più cultura di cooperazione c’è la possibilità di interagire, cooperare e collaborare, immaginare l’adozione di una strategia che restituisca l’idea del contesto allargato in cui si inseriscono i paesi d’origine per adottare delle piattaforme di servizi di impresa che riguardino meccanismi di integrazione e di servizio comune.

Tamat è impegnata tra altri in Burkina Faso con il progetto RASAD co-finanziato da Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo con partner Association Watinoma, Bambini nel Deserto , Enea, ICCV/NazemseItal Watinoma Onlus,  Psicologi nel Mondo   e Regione Umbria. Reti di relazione e cooperazione sul tema della sicurezza alimentare con un ruolo fondamentale dato agli attori della diaspora, interlocutori fondamentali nel futuro della cooperazione internazionale.

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