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foto 1 copiada sinistra Adrien Cleopaths Dioma, Anna Ascani e Piero Sunzini

Tra Italia e Burkina Faso si sviluppano storie, iniziative progetti realizzati in collaborazione tra associazioni di migranti, Ong, la società civile, l’impresa ed enti istituzionali. Il convegno di mercoledì 12 luglio   "Il ruolo della diaspora africana nella cooperazione internazionale", promosso e organizzato da Regione Umbria, Servizio Affari Europei e Relazioni Internazionali e in occasione del lancio ufficiale del progetto RASAD, Reti di Acquisto per la Sicurezza Alimentare con il Supporto della Diaspora burkinabé d’Italia, co-finanziato da Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppoun progetto della Ong Tamat, è stata un’occasione per aumentare conoscenza e consapevolezza verso esperienze di cooperazione per lo sviluppo tra i territori dell’accoglienza e quelli di origine.

Adrien Cleophas Dioma scrittore e documentarista, coordinatore del gruppo “Migrazioni e Sviluppo” Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo (CNCS) del MAECI, Presidente dell’Associazione Culturale Le Réseau, fondatore e direttore del festival Ottobre Africano, ha condiviso l’esperienza dell’ associazione di migranti burkinabè Abreer con il progetto dall’orto in città di Reggio Emilia al Burkina Faso. Nell’orto in città Abreer produce a km zero e promuove percorsi di formazione per i migranti sull’agricoltura biologica e biodinamica. Con Fondazioni for Africa Burkina Faso, Abreer ha avviato il progetto per promuovere i corsi di formazione a altri migranti della Regione e per portare le attività di formazione anche in Burkina Faso.

Il contributo fondamentale che i migranti hanno oggi sia sul territorio dove abitano e vivono sia nella costruzione di un futuro sostenibile nel Paese di origine e per conoscere storie, idee e progetti di un percorso migratorio che non è un viaggio di solo andata, ma si trasforma in occasione di riportare indietro competenze e saperi. Citando dall’incontro con Aminata Traoré attivista politica, ex-ministra per la cultura, è portavoce del Mali al Forum sociale africano, Dioma ha chiesto coraggio e un cambio di mentalità per costruire una via alla cooperazione basata sul rispetto umano e sull'etica in politica, e che confidi sopratutto sul legame con le diaspore.

foto 3 copiaAdrien Cleopaths Dioma e Yves Michel Kondombo con il pubblico di Perugia

Un’altra storia che parla di sviluppo in Africa Occientale e nello specifico in Burkina Faso quella di Laafi Bala onlus, un’associazione nata nel 2003 con l’obiettivo di realizzare progetti di solidarietà a favore delle popolazioni africane del Burkina Faso. La Onlus tifernate ha avuto modo di farsi apprezzare per la gran mole di lavoro svolto e per i risultati ottenuti: dai pozzi per l’acqua al dispensario, dal microcredito all’impianto fotovoltaico per produrre energia elettrica. Giorgio Gallai, uno dei soci fondatori ha parlato della necessità di tracciare larghe intese, intese che funzionino per creare e sostenere lo sviluppo nei paesi d’origine.

Accrescere la conoscenza e la consapevolezza per aumentare l’empatia e creare una rete di civiltà queste le parole di Alessandro Maria Vestrelli Dirigente Servizio Programmazione e sviluppo della rete dei servizi sociali e integrazione socio-sanitaria Regione Umbria, contro la costruzione di “fake news” e false coscienze . Parlando ancora di rete di civiltà, Vestrelli ha rilanciato il tema dello ius soli, cioè della legge che riforma le procedure per acquistare (sì, la cittadinanza si acquista) la nazionalità italiana, una benedizione per i bilanci demografici nostrani costellati di fughe all’estero, bassa natalità e squilibri previdenziali.

Vestrelli ha poi citato dal recento rapporto della Camera di commercio sulla presenza di imprenditori e lavoratori stranieri quale traino delle imprese della provincia di Perugia. In particolare, al 31 marzo scorso, erano ben 6.477 le imprese dirette da stranieri, l’8,9 per cento del totale delle imprese registrate. Un dato che denota un tasso di crescita pari allo 0,67 per cento e che si avvicina alla media nazionale che vede il 9,5% del totale delle imprese in mano gli stranieri. Guardando agli ultimi anni - osserva la Camera di commercio di Perugia nel suo rapporto, il fenomeno dell' imprenditoria straniera riesce a connotarsi come uno dei motori insieme alla componente giovanile e femminile, che mantengono in equilibrio il sistema imprenditoria- le- Italia, impedendo una più consistente contrazione della sua base.

A contribuire alla vitalià delle attività imprenditoriali della nostra regione anche il progetto Brain Back di Agenzia Umbria Ricerche un’esperienza di rientro made in Umbria per favorire il rientro nel territorio umbro di ricercatori/lavoratori emigratiche ha visto lo start-up di 40 nuove imprese, tutte naturalmente legate al mondo giovanile. Ne ha parlato Anna Ascani, dirigente Servizio Affari Europei e Relazioni Internazionali, un progetto questo fortemente voluto dalle Regione Umbria per incentivare al rientro degli emmigrati /e della nostra Regione.

foto 5 copiaIl pubblico del convegno "Il ruolo della diaspora africana nella cooperazione internazionale" durante la proiezione del film documentario RASA

Ma se i numeri sono importanti è altrettanto vitale comprendere le diverse forme e la complessità del fenomeno migratorio sia per quanto riguarda le cause e gli effetti prodotti sui paesi di origine dei migranti e sia in merito alle ricadute nei paesi di arrivo. Il fenomeno migratorio contemporaneo comprende ogni motivo possibile, «espellente o attraente, volontario o coattivo» (fonte: Valerio Calzolaio e Telmo Pievani, Libertà di migrare. Perché ci spostiamo da sempre ed è bene così). A queste riflessioni ha contribuito il giovane professionista burkinabè Yves Michel Kondombo sulla necessità di illuminare l’insieme del fenomeno e la qualità del lavoro in cooperazione allo sviluppo. Yves ha lanciato una proposta: mettere in rete rappresentati del mondo dell’impresa della Regione Umbria e delle diaspore africane per creare sviluppo.

Tra le realtà imprenditoriali della Regione Umbria impegnate in cooperazione internazionale allo sviluppo la software house a servizio dell’agricolura Agricolus . Attraverso la piattaforma di comunicazione (Agricolus Awareness) in ambito agricolo (diffusione dei bollettini fitosanitari, consigli tecnici, ecc.) Agricolus ha lavorato con una compagnia privata di giovani imprenditori locali kenioti, Chaakiba coinvolgendo inizialmente 17 agricoltori locali. Da questa iniziativa pilota è nato il progetto   di approfondimento su innovazione, cooperazione ed agricoltura di precisione con la Ong Action for Children in Conflict (Afcic) UK a favore di giovani e famiglie nel distretto di Thika, provincia Centrale del Kenya.

 

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