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mediterranea21 1 copiafoto: Mediterranea di Jonas Caprignano

 La frase “aiutiamoli a casa loro” commenta Pier Giorgio Lignani su La Voce del 14 luglio scorso, “è una ovvietà, o meglio lo sarebbe se chi la pronuncia avesse le idee chiare su che cosa bisogna fare, e magari lo facesse. Ma da un altro punto di vista è un’espressione senza senso”. La versione più grezza aggiungiamo noi è quella che recita: “non sono razzista ma aiutiamoli a casa loro, poiché siamo troppo diversi e comunque loro ci invadono per il fatto stesso di entrare nel nostro territorio”.

Queste frasi annullano qualsiasi prospettiva di conoscenza e approfondimento in quanto espressione di una realtà statica senza orizzonte ricurva su stessa sulla prospettiva pragmatica e di breve periodo, ostaggio di una concezione di territorio padronale, ostaggio dell’interesse concreto di gruppi specifici o di quello personale di social hub e di individui in rete e del clima politico italiano pre-campagna elettorale.

Il punto: i flussi migratori e la cooperazione internazionale illuminano la reciproca dipendenza tra persone culture e società. Ci aiutano a conoscere e comprendere zone, aree, località dei Sud (Europa, America, Asia e Africa) trascurate dalle politiche mondiali e spesso identificate come aree-problema (arretratezza, debito, corruzione, povertà), per raccogliere elementi di confronto sul rapporto tra politica e mercato, violenza e giustizia, società e comunità.

La risposta: per una Ong come Tamat, che da piu’ di 20 anni lavora con le comunità, le associazioni, le istituzioni e la società civile in Africa subsahariana la risposta sta nel lavoro della cooperazione allo sviluppo e le sfide che questa deve contribuire a far fronte: la sfida economica, la sfida della terra, la sfida ambientale, la sfida della democrazia, la sfida della parità di genere. E la declinazione della cooperazione italiana a queste sfide globali nel saper e poter ricucire sistemi di sviluppo sostenibili tra il Nord e il Sud del mondo.

Azioni e risorse indirizzate a rafforzare l’autonomia economica grazie ad attività formative e di assistenza finanziaria, illustrate durante il convegno Il ruolo della diaspora africana nella nuova cooperazione internazionale” il 12 luglio scorso con le istituzioni, le associazioni, le imprese e con rappresentanti della Diaspora burkinabé d’Italia. La cooperazione italiana ha promosso e promuove il ruolo dei migranti nella crescita socio-economica dei Paesi di origine, un ruolo riconosciuto dalla Legge 125/2014 sulla cooperazione allo sviluppo che, all’articolo 26, vede “l'Italia promuovere la partecipazione delle organizzazioni e le associazioni delle comunità di immigrati che mantengano con le comunità dei Paesi di origine rapporti di cooperazione e sostegno allo sviluppo o che collaborino con soggetti provvisti dei requisiti di cui al presente articolo e attivi nei Paesi coinvolti”.

L’Africa offre dunque un’ opportunità da cogliere in quanto potenziale “grande mercato” prossimo all’Europa e all’Italia. Risulta quindi di fondamentale importanza creare sinergie comuni tra mondo profit e mondo non profit, tra imprenditori europei ed africani, al fine di costruire una serie di opportunità comuni per le due sponde del Mediterraneo. In questo quadro, i migranti di ritorno dall’Europa verso l’Africa costituiscono una risorsa fondamentale al fine di creare i presupposti necessari per una solida collaborazione tra Nord e Sud del mondo.

Sul dopodomani della cooperazione internazionale allo sviluppo condividiamo il servizio RAI TGR Umbria firmato da Andrea Chioini

 

Note a margine

Chi: Tamat è una Ong riconosciuta dal Ministero Affari Esteri (MAECI), e dalla nuova Agenzia della cooperazione italiana (AICS) che è entrata nel suo ventesimo anno d’attività. Ha lavorato nel campo della progettazione europea e della formazione professionale, dove ha intercettato i temi legati alle “problematiche dei migranti”. Il campo d’azione principale è stato, e continua ad essere, la cooperazione internazionale allo sviluppo sostenibile.  Le principali aree geografiche d’intervento sono i Balcani, il Sudamerica e l’Africa sub-sahariana. Il coinvolgimento delle popolazioni locali nei processi di sviluppo sostenibile a livello economico, sociale ed ambientale è l’approccio di riferimento dei progetti di Tamat sul campo.

Cosa: Il convegno “Il ruolo della diaspora africana nella nuova cooperazione internazionale” è stato promosso e organizzato da Regione Umbria, Servizio Affari Europei e Relazioni Internazionali organizzato in occasione del lancio ufficiale del progetto RASAD, Reti di Acquisto per la Sicurezza Alimentare con il Supporto della Diaspora burkinabé d’Italia, co-finanziato da Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo per il triennio 2017-2020. RASAD è un progetto di Tamat con partner la Regione Umbria, Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo (ENEA), Organizzazione Umanitaria Bambini nel Deserto ONG, ItalWatinoma, Psicologi per i Popoli nel Mondo , Association Watinoma e Initiative Communaitaire Changer la Vie Nazemse (ICCV).

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