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thomas sankara bandiera copiafoto: ilnostroarcipelago.com

Ouagadougou, domenica 13 agosto 2017

Sapevamo che non era un ristorante esclusivo per bianchi, perché attaccarlo?

Sono le ore 19.40 siamo in macchina con il collega agronomo Angelo Correnti dell’ENEA, direzione aeroporto. Angelo rientra a Roma dopo 12 giorni di missione in Burkina Faso per il progetto RASAD - Reti d’Acquisto per la Sicurezza Alimentare con il supporto della Diaspora burkinabè d’Italia, un progetto di Tamat co-finanziato dalla Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo con partner la Regione Umbria, Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo (ENEA), Organizzazione Umanitaria Bambini nel Deserto Onlus, ItalWatinoma, Psicologi per i Popoli nel Mondo Association Watinoma e Initiative Communaitaire Changer la Vie ICCV/ Nazemce

Con Denisa Savulescu, capo-progetto RASAD, decidiamo di andare a mangiare qualcosa al ristorante turco Aziz Instabul , prima di tornare a casa.

Finiamo la cena dividendoci una baklava, prima di uscire compriamo anche due croissants per colazione: da Aziz c’è anche una buona pasticceria! Lo scontrino della pasticceria c’informerà, poi, che sono le 21.16 ore locali.

Risaliamo in macchina, passiamo davanti al Cappuccino Café, ancora 400 mt e ci fermiamo, sempre sulla stessa Avenue Kwame N’Kruma, ad una stazione di servizio per fare rifornimento.

Stiamo per ripartire quando un signore di una quarantina d’anni, su una piccola moto, gesticolando in maniera esagerata ci urla di andar via subito che in cima alla via stanno sparando. Ci dice di non tornare indietro, non lo avremmo fatto, non lo facciamo.

Dalla zona di Kouluba per arrivare alla nostra casa-ufficio a Zogonà, quartiere nella zona est di Ouagadougou, ci vogliono circa quindici minuti, in auto.

 

12029689 918071294896502 9153284407248614626 o copiafoto: quartiere di Cissin la boutique di cereali realizzata all'interno del progetto RASA - Rete d'acquisto per la sicurezza alimentare

 In questi 15 minuti ci domandiamo cosa stesse succedendo, una rapina? Un attentato? Uno scontro tra militari? Il traffico è comunque tranquillo, normale, tipico di una serata che chiude un weekend. Cerchiamo notizie dalla radio a bordo: musica, pubblicità, un’intervista ad una pediatra sull’alimentazione dei bambini …

Arrivando a casa domandiamo al guardiano, sempre con l’orecchio alla radio, eventuali novità: nessuna.

Ci rilassiamo bevendoci una limonata. Ci bussa il guardiano per dirci che la radio parla di feriti in un locale vicino all’aeroporto. Non sono ancora le ore 22.

Radio, internet, facebook cerchiamo notizie. Burkina 24 e France 24 cominciano a postare notizie verso le 23. Si comincia a parlare di un attentato. Tra le prime ipotesi si fa il nome di due ristoranti: Aziz Istanbul e La Veranda.

Con Denisa ci guardiamo basiti ed increduli, ancora solamente increduli. Colpi di fucile, lontani ma nitidi, ci riportano alla realtà.

Pensiamo ad Angelo in aeroporto ed ad avvisare le nostre famiglie in Italia.

Le notizie, poche, si accavallano. Scambio di telefonate con i nostri colleghi delle ONG italiane.

Alle 23.10 una prima comunicazione della gendarmeria locale conferma l’attacco ad Aiz Instabul. Anche France 24 conferma e parla di due feriti. Tra colpi di fucile lontani e mancanze di notizie arriviamo fino alle 2 di notte.

Decidiamo di andare a letto.

Alle 6.30 siamo in piedi. Le notizie ora ci sono. “…Verso le 21 di ieri sera … 17 morti e numerosi feriti...”

15 corpi sono stati riconosciuti: 7 burkinabé; 1 canadese, 1 francese, 1 nigeriano, 1 libanese, 2 kuwaitiani, 1 turco, 1 senegalese. Sapevamo che non era un ristorante esclusivo per bianchi, perché attaccarlo?

Venerdì 15 gennaio 2016 e ora domenica 13 agosto 2017: Perché di nuovo il Burkina Faso? Perché di nuovo così duramente?

 

vivalejardiniere copiaLa Jardinière ristorante comunitario pedagogico nel quartiere di Cissin realizzato all'interno del progetto RASA

Due terroristi uccisi. Uno ancora in fuga: è ricercato nei quartieri popolari di Ouagadougou. Anche a Cissin, il quartiere periferico del nostro ristorante comunitario la Jardinière, inaugurato nel 2015 all’interno del progetto di cooperazione allo sviluppo RASA.

Con Denisa ci diciamo che ci siamo giocati il nostro Jolly nella sfida con la Fortuna!

Resta l’amarezza, il dolore per le vittime innocenti, la tristezza per i nostri amici/colleghi burkinabé che oltre a combattere le grandi sfide ordinarie di lotta contro la povertà, la malnutrizione, la desertificazione e la sicurezza alimentare ne devono aggiungere un’altra: la sicurezza del paese contro gli attentati terroristici.

Siamo in Burkina Faso da più di vent'anni. Un paese in cui convivono 60 etnie altrettante lingue e tre religioni e dove il principio guida delle comunità non è quello di appartenenza etnica o/e religiosa ma di partecipazione attiva alla vita pubblica.

Qui il multiculturalismo non è fallito. Qui la democrazia si costruisce giorno dopo giorno proprio grazie a quel principio guida di partecipazione e appartenenza alla "vita civile" e la "vita buona".

Tamat rimarrà al vostro fianco.

Courage et bonne chance mes amis!

Piero Sunzini

Direttore

Tamat Ong

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