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Loumbila 09.06.17 19 copiasul campo a Loumbila: centro di formazione e di alloggiamento della Croce Rossa con il Padiglione di Monaco all’Expo di Milano. Un progetto al quale partecipa anche Tamat con R.A.S.A.D.

 «Dall'acqua al deserto, dal Mediterraneo alla sabbia. Sui migranti, l'Europa (dalla Francia di Macron, alla Germania della Merkel, all'Italia di Gentiloni, alla Spagna di Rajoy) a Parigi è come se avesse completamente cambiato la sua prospettiva. Non guarda più a quanto avviene nell'ultimo miglio, ma ha messo a fuoco il punto nodale del problema che è un problema epocale, dovuto alla demografia e allo squilibrio dello sviluppo economico dei paesi africani. Dopo "deserto", la parola più gettonata, è stata appunto "azione", "piano di intervento"» . Così commentava Maria Antonietta Calabrò su l’Huffington Post del 28 agosto nel suo articolo sul vertice di Parigi.

Due anni dopo il vertice Ue-Africa della Valletta, si punta ora a migliorare le condizioni dei potenziali migranti nei loro Paesi e a creare hotspot avanzati in Niger, Ciad e Libia per esaminare le domande di asilo, una proposta accolta con freddezza da Ong e Paesi africaniIn partenariato con l'Ue, la Germania, la Spagna, la Francia e l'Italia continueranno a migliorare la cooperazione economica con le comunità locali che si trovano lungo le rotte migratorie, in particolare nella regione dell'Agadez (Niger) e in Libia, al fine di creare fonti di guadagno alternative e renderle indipendenti dai trafficanti di esseri umani. In questo senso, il progetto italiano di cooperazione con 14 comunità locali sulle rotte migratorie in Libia è molto opportuno", si legge nel documento.

Visione lunga o politiche di breve termine? Quali gli obiettivi concreti? Sviluppo o sicurezza ? 

Insieme alla società civile e le Ong impegnate in cooperazione, solidarietà e promozione dei diritti umani, soggette da più di 4 mesi ad una irresponsabile campagna di diffamazione, siamo molto preoccupati sul mancato confine che dovrebbe separare le attività di sicurezza e quelle di sviluppo dell’Ue in Africa. Una recente inchiesta giornalistica europea – Diverted Aid finanziata dall’European Journalism Centre (Ejc) attraverso l’Innovation in Development Reporting Grant Programme, ha proprio messo in luce il dirottamento delle risorse destinate a sviluppo e cooperazione vero sicurezza e militarizzazione. Fino ad ora e per tutta l'area che comprende il Sahel, il Corno d'Africa e il Nord Africa, cioè il fulcro delle rotte e delle partenze dei flussi migratori verso l'Europa/Italia, l'UE ha allocato 1,8 miliardi di dollari (fonte: https://ec.europa.eu/…/20170704_factsheet_-_central_mediter…).

CIMG8582 copiaTamat con ENEA - Agenzia nazionale nuove tecnologie, energia e sostenibilità a Komsilga per identificare, sul campo, le attività di ricerca agronomica del progetto R.A.S.A.D.

«I nostri cinque paesi partner africani, ovvero Mali, Niger, Mauritania, Senegal e Burkina Faso, ci hanno chiesto di sostenere la forza militare congiunta che stanno mettendo in piedi per combattere il terrorismo e i trafficanti di droga e di esseri umani. Abbiamo deciso di farlo attraverso l’African Peace Facility per coprire la parte logistica, cioè telefoni portatili, ospedali da campo, veicoli, ecc.; la parte militare finanziata dagli Stati Membri europei prevede invece la consegna di elicotteri, veicoli blindati, ecc. Abbiamo già due missioni in Mali, Eutm ed Eucap, che abbiamo aggregato. Poi con il Fondo fiduciario per l’Africa, accompagniamo ad esempio lo Stato maliano a rioccupare zone fuori controllo attraverso progetti sanitari, educativi o la creazione di posti di lavoro per i giovani». Di questo ci informa Stefano Manservisi, direttore generale della cooperazione europea allo sviluppo della Commissione Ue, in una intervista su Vita a giugno di quest’anno durante le Giornate europee per lo sviluppo.

Fabrizio Gatti, probabilmente il giornalista che più di chiunque altro conosce a fondo i flussi migratori dall'Africa del Sahel verso il Mediterraneo, sostiene nel suo Rapporto dal Niger pubblicato nell'ultimo numero de L'Espresso «... Con venticinquemila euro, a Sud del deserto del Sahara si possono creare venti posti di lavoro. Con i 746 milioni consumati dall'Italia per l'emergenza sbarchi nel 2014, daremmo un'attività duratura a 597 mila persone. Con i due miliardi e 288 milioni spesi dal nostro governo negli ultimi quattro anni, avremmo potuto far lavorare un milione e 830 mila uomini e donne ».

Con RASAD, Reti di Acquisto per la Sicurezza Alimentare con il Supporto della Diaspora burkinabé d’Italia, co-finanziato da Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo stiamo lavorando con le municipalità e le comunità rurali di Koubri, Komki Ipala, Komsilga, Loumbila e Tanghin Dassouri per rafforzare le reti di acquisto per la sicurezza alimentare attraverso sistemi di produzione a base comunitaria (Groupe d’Achat Communautaire – GAC) e familiare per migliorare l’autonomia economica di famiglie e comunità.

Mettendo al centro il ruolo della diaspora stiamo avviando progetti individuali di micro-impresa in Burkina Faso, perché crediamo nel contributo fondamentale che i migranti hanno oggi sia sul territorio dove abitano e vivono sia nella costruzione di un futuro sostenibile nel Paese di origine e per conoscere storie, idee e progetti di un percorso migratorio che non è un viaggio di solo andata, ma si trasforma in occasione di riportare indietro competenze e saperi.

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