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urbagri4women è la realizzazione di un’idea condivisa che unisce 7 paesi e altrettanti partners associativi: la collaborazione, nata grazie al supporto dell’Unione Europea (DG Home and Migrants Affairs), ha fornito già molti ambiti di intervento. In particolare le attività del progetto si articolano in 7 laboratori di agricoltura urbana, dislocati nei paesi coinvolti al fine di integrare le donne immigrate. 21 gruppi di lavoro si prefiggono di definire i programmi di supporto e i percorsi specifici regionali per definire le modalità d’azione. Inoltre è prevista l’elaborazione di un Manifesto che accomuni le parti coinvolte nell’integrazione e la piena inclusione delle donne immigrate nei paesi ospitanti. La pratica inclusiva vuole essere un impegno socio-politico soscritto – però – alla formazione professionale: è importante che l’avanzamento culturale porti anche a una felicità e benessere personale. A tal fine ci siamo impegnati a definire una visione olistica del progetto.

In occasione del primo Coordination meeting, tenutosi lo scorso marzo a Perugia, abbiamo chiesto ai rappresentanti delle realtà di Gyros (UK), Südwind (Austria) e il coordinatore del progetto Tamat (Italia), quale fosse la prospettiva da cui inquadrare l’azione comunitaria. Per Louise Humphries di Gyros è importante valorizzare le abilità linguistiche e di sviluppo personale. Per il partner inglese è, inoltre, di grande interesse la trasmissione di pratiche colturali al fine di coinvolgere le donne immigrate nei contesti locali. Innovativa è la realtà dei “local garden groups”, presentataci dalla stessa Humphries: si prefigge a modello di una logica di community il sempre più diffuso “punto verde” al quale far riferimento per un supporto tecnico agrario e botanico. Franz Halbartschlanger rappresentante del partner austriaco Südwind, invece, data la sua esperienza personale, vede l’iniziativa come una possibilità di apprendimento: l’entusiasmo dimostrato è racchiuso nella convinzione che anche dalle piccole realtà rurali possa emergere un’occasione di sviluppo. Il contributo di Patrizia Spada è assolutamente coerente con la logica di integrazione: impiegare “non luoghi”, ovverosia spazi dimenticati per la piena abilitazione delle donne straniere nella vita della città di Perugia. L’ambizione è poi quella di coinvolgere anche la cittadinanza affinché i luoghi di incontro siano motivo di crescita culturale.

I temi verranno ripresi in occasione del secondo incontro di coordinamento che si terrà a Strasburgo, previsto per il 15 settembre prossimo.

Più vicino a noi, l’incontro di venerdì 22 settembre  “Orticoltura urbana, donne e immigrazione” si terrà  a Perugia sulla via di Porta Sole presso l'orto sociale  dell'Associazione Orto Sole. L'iniziativa promossa da Tamat con l'associazione Orto Sole  segue il calendario di appuntamenti per  “i venerdì Con Tamat: Storie di Cooperazione internazionale”. 

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