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IMG 2681 copia copiaquartiere di Cissin, Ouagadougou  dal progetto  RASA “Rete di acquisto per la sicurezza alimentare”


«Nella regione dove vivono i Polò - racconta Congo - ci sono due tipi di serpenti, la vipera e il boa. La vipera viene uccisa, il boa no: è troppo forte. Se torni a casa tua e dentro trovi un boa, devi fare due cose: prima andare dallo sciamano e chiedere che compia un sacrificio per capire perché è venuto proprio da te, poi aspettare che il boa esca. Di solito esce, con calma, ma esce».

«Ma perché deve venire proprio da me?». 

«Magari per avvisarti di un pericolo, a casa tua, dove pensi che non ci siano pericoli. Invece arriva il boa, il boa che non ti morde, ma ti stringe, ti stritola, ti soffoca, lentamente, certamente. Tu entri, vedi il boa, lo ringrazi di essere venuto ad avvisarti e aspetti. Se Sankara avesse trovato il boa a casa sua avrebbe capito. Lui era nato in una famiglia cattolica, ma avrebbe capito, perché prima di essere cattolici o musulmani noi siamo animisti... Guarda se c’è un boa in casa, prima di sdraiarti» [...] 

A parlare è Congo il protagonista dell’opera Il paese degli uomini integri: omaggio al Burkina Faso, un racconto di Sandro Cappelletto scritto per la musica di Fausto Sebastiani che ha debuttato il 13 luglio scorso a Roma per la stagione estiva dell’Accademia Filarmonica Romana. “Il paese degli uomini integri” «è un’opera che compie un viaggio al contrario, e come un’onda opposta si prolunga oltre l’altra sponda del Mediterraneo, per provare a comprendere la ricchezza, che affascina, della cultura di un territorio dal quale provengono molti dei migranti d’oggi» E la ricchezza affonda le sue radici nell’animismo il retroterra della popolazione del Burkina Faso, come di molte popolazioni africane, che ritorna nella storia e cultura burkinabé e Cappelletto non può che abbracciarla in questa produzione nella sua profonda esperienza del paese e della sua gente.

artSCappellettofoto1 copiada "Il paese degli uomini integri" un racconto di Sandro Cappelletto per la musica di Fausto Sebastiani

E proprio in conversazione con Cappelletto a Foligno il 29 agosto scorso in occasione di "Quattro paesaggi italiani" (concerto dedicato al ricordo delle vittime dei terremoti 1997-2017 di Umbria Marche Abruzzo e Lazio), che ritorniamo allo spettacolo e ad immagini del Burkina in un racconto orizzontale dove ogni immagine si lega alle altre: l’mmagine dello château d'eau (deposito per l’acqua rialzato) tristemente abbandonato di Toece in Burkina, a servizio della cooperativa e del villaggio dove Cappelletto ha lavorato nel 2006 come esperto culturale per la realizzazione di un cinema all’aperto, precursore dell’iniziativa del cinema itinerante della Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo - CineArena anche se sul “grande schermo” di Toece si aggancia il cinema all’immaginazione e ai sogni di una comunità locale piuttosto che alla migrazione consapevole.

Sandro Cappelletto è critico degli effetti delle attività di cooperazione internazionale: il 30 gennaio di quest’anno il suo articolo “Il business della carità” è tuonato poderosamente dalle pagine de La Stampa partendo dal paese che ama il Burkina Faso e contro un certo tipo di aiuto nei PVS, che - dice senza riserve - serve «a lenire il senso di colpa di noi occidentali verso territori e popoli che abbiamo a lungo sfruttato e massacrato», piuttosto che cambiare effettivamente lo stato delle cose.

Avremmo modo di approfondire questi temi in una conversazione aperta con Sandro Cappelletto domenica 8 ottobre a Fa' la Cosa Giusta Umbria 2017 padiglione 9 Sala Giulio Regeni dalle ore 14. L’evento “Burkina Faso paese di frontiera - Mito, realtà e futuro della cooperazione (1987-2017 il pensiero "lungo" di Thomas Sankara sui rapporti sud-nord)” a cura di Tamat è impreziosito anche dalla partecipazione di Roberto Zuccolini giornalista e portavoce della Comunità di Sant'Egidio

 

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