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17424624 1768473646815145 7471880503995842515 nAlberto Sciortino.

Prima parte dell'intervista ad Alberto Sciortino, Capo-progetto per ARCS di Ter-re: progetto volto a supportare la micro-imprenditoria rurale e a creare occasioni di socialità e incontro a favore delle donne della regione di Tataouine (nel Sud della Tunisia) ritagliando e rafforzando, così, un loro ruolo sociale ed economico ben definito e riconoscibile. Progetto, che vede Tamat partner, insieme a Institut des Règions Arides (IRA), di ARCS, supportato da Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

Quali fattori hanno portato alla stesura del progetto? In altre parole, come nasce Ter-Re?

É nato da una piccola iniziativa precedente, portata avanti dalla Fondazione Alma Mater dell'Università di Bologna: un progetto di sostegno a favore di gruppi informali di donne che producevano merci artigianali in due villaggi. Questo piccolo intervento si è poi esteso, con Ter-re, a 5 villaggi, portando alla formalizzazione di altrettanti gruppi che realizzano prodotti vari, alimentari, tessili, e cosmetici: 5 gruppi di sviluppo agricolo (GDA) interamente costituiti da donne.

Quali sono le vere sfide, le criticità più significative per l'empowerment e l'indipendenza socio-economica delle donne in questa Regione?

Prima di tutto, si deve tener presente che siamo in una delle zone più conservatrici del Paese, dominata da tradizioni culturali di stampo fortemente, appunto, conservatore. Al di là della questione del velo integrale, che anzi è un fenomeno molto limitato, nella comunità la donna è investita da un ruolo essenzialmente tradizionale: sta in casa, si occupa dei figli e della famiglia in generale, difficilmente acquista una funzione politica, economica o sociale. Faccio un esempio che racconto sempre, perchè indicativo ed efficace. Nella città di Tataouine, così come in molte altre dell'interno della Tunisia, gli spazi pubblici sono interamente dominati dagli uomini: ogni giorno affluiscono, dai villaggi alle città principali, centinaia di donne, per acquisti, questioni amministrative e così via, ma queste donne non hanno neanche il diritto di sedersi in un caffè. Non perchè sia vietato, semplicemente non si fa. La tradizione impone che vi si siedano solo gli uomini. Le donne ci sono, ma sono socialmente invisibili. Oltre alla questione del ruolo sociale, poi, ci sono altri aspetti da considerare, come quello dell'istruzione. Attualmente, partecipano attivamente al progetto circa 140 donne tra i 16 e oltre i 50 anni, la maggior parte delle quali sulla trentina. Una buona percentuale ha un livello di istruzione molto basso. Non che vi sia un vero e proprio analfabetismo, piuttosto una certa difficoltà a esprimersi, elaborare documenti in forma scritta: questo incide molto sulla possibilità di assumere un ruolo sociale. Poche hanno, inoltre, la possibilità di maneggiare un computer: fattore che si fa fondamentale nel momento in cui si avvia un'attività economica e diviene necessario doverla gestire.

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Due donne-imprenditrici nel Salon National de L'artisanat Kram, Tunisia

Come si sono approcciate e che rapporto hanno queste donne con Ter-re?

Fin da subito, le donne si sono approcciate in modo naturale e con entusiasmo, anche perchè Ter-Re si è allargato, dai primi due villaggi del progetto della Fondazione Alma Mater ai 5 di oggi, soprattutto grazie a contatti personali, relazioni delle donne con le altre donne. In questo momento poi l'entusiasmo è decisamente alto, perchè a due anni dall'inizio cominciamo a vedere i risultati: prodotti standardizzati, buona visibilità, risultati di vendita interessanti e la maggior parte delle attività produttive (che abbiamo sostenuto) in mano alle donne, mentre per la parte della commercializzazione ci stiamo lavorando.

E le comunità come hanno accolto il progetto?

Io sono stato favorevolmente colpito (lo sono tutt'ora!) dell'accoglienza e della reazione delle comunità. Abbiamo sperimentato e continuiamo a sperimentare un riscontro decisamente positivo. Una volta lanciato e spiegato il progetto, e dopo aver ottenuto la collaborazione delle istituzioni locali, abbiamo ricevuto infatti un certo entusiasmo, tanto dalle donne a prendere parte al progetto, quanto dalle famiglie a farle partecipare: quando un progetto è credibile, la collaborazione c'è.

Grazie ad Alessandro Perugini, DOTRadio, con il quale è stata realizzata l'intervista. 

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