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Da sinistra prof. Vincenzo Cesareo, segretario generale della Fondazione Ismu, Piero Sunzini, direttore di Tamat e Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi

Il 10 Settembre presso il Centro Mater Gratiae di Montemorcino (PG), con il prezioso contributo del cardinale Gualtiero Bassetti, si è tenuta l'iniziativa pubblica Inclusione e cooperazione internazionale a tutte le latitudini – Dialoghi sul futuro, fortemente voluta da Tamat, Fondazione Ismu e dall'Arcidiocesi di Perugia - Città delle Pieve, in collaborazione con l'Istituto Serafico di Assisi.

Migrazione e inclusione, un tema complesso, una sfida da trasformare in opportunità di crescita e sviluppo: è stato questo il filo conduttore del pomeriggio di dibattito.

2S.E. Cardinale Gualtiero Bassetti porta i saluti all'iniziativa

Moderato dalla giornalista di Avvenire Ilaria Solaini, hanno partecipato il cardinale Gualtiero Bassetti, il professor Vincenzo Cesareo, segretario generale della Fondazione Ismu, il diac. Carlo Cerati, direttore dell'Ufficio per la Pastorale dei problemi sociali, del lavoro e per la custodia la dott.ssa Maria Assunta Rosa, dirigente dell’Autorità di gestione del Fondo asilo migrazione e integrazione del Ministero dell’interno, Piero Sunzini, direttore generale di Tamat e Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, su inclusione e disabilità.

Il pomeriggio ha avuto proprio inizio con queste parole del cardinale Gualtiero Bassetti: “inclusione e cooperazione a tutte le latitudini: è necessario sostenere i progetti che si muovono verso questo obiettivo”. Il cardinale Bassetti ha poi proseguito riprendendo le parole del Santo Padre “che ci chiama ogni giorno a un impegno ulteriore su questi temi e affida alla nostra creatività e alla nostra esperienza, alla nostra carità e alla nostra capacità di farci illuminare dalla Parola del Signore, la missione e la possibilità di aprire strade nuove di aiuto e di collaborazione. Solo un mondo che include davvero tutti e non solo a parole sarà un mondo che può davvero funzionare alla perfezione e produrre frutto come nella parabola evangelica”.

Il professor Vincenzo Cesareo, della Fondazione ISMU, ha invece posto l’attenzione sulla necessità di decostruire due parole alle quali si allacciano due approcci differenti di vivere l'inclusione: il multiculturalismo e l’interculturalismo.

Il primo, il multiculturalismo, accetta la coesistenza di culture differenti, slegate, ognuna con delle proprie specificità. Un approccio che divide e cataloga. L'interculturalismo invece prevede l'incontro, il contatto, il dialogo e lo scambio. Per questo l'integrazione non si deve leggere come processo unidirezionale, ma è qualcosa che riguarda tutti i cittadini e tutti i cittadini sono chiamati all'azione: deve rappresentare ormai un obiettivo delle nostre società.

1Da sinistra la giornalista di Avvenire Ilaria Solaini, il prof. Vincenzo Cesareo, segretario generale della Fondazione Ismu, Piero Sunzini, direttore di Tamat e Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di AssisiIl direttore di Tamat, Piero Sunzini, ha aperto il suo intervento con una domanda: “cooperazione a tutte le latitudini, perché questa parola d’ordine?”

Il direttore Sunzini ha spiegato che “di solito quando si parla di cooperazione allo sviluppo si immaginano gli interventi e le azioni dedicati e realizzate nei “Paesi del Sud” del mondo. Invece per Tamat la cooperazione è a tutte le latitudini, vale a dire in Africa come in Italia e in America Latina o nei Balcani. Quando i beneficiari si spostano anche gli aiuti della cooperazione internazionale devono spostarsi: a tutte le latitudini. Questo è il nuovo paradigma secondo il quale opera Tamat, Ong che opera soprattutto nello sviluppo rurale e soprattutto in Africa, ma che sempre più porta sostegno e assistenza tecnica lì dove è necessario costruire un'alternativa allo stato di cose presenti”.

In Burkina Faso con RASAD, un progetto per la sicurezza alimentare basato sui principi dell’agricoltura sostenibile, Tamat sta provando a realizzare un'alternativa concreta: un modello di agro-ecologia basato su un ettaro di terra, un punto d’acqua ed un gruppo contadino - replicabile quindi infinite volte- che produce per soddisfare i bisogni alimentari. Un intervento gestito da famiglie contadine che coltivano ortaggi in piccole parcelle individuali senza l'utilizzo di sostanze chimiche ma con concimi organici, che incrementano la fertilità dei suoli, e prodotti naturali, per la lotta contro i patogeni delle colture, per produrre cibo sano, gustoso ed a un prezzo equo. .

In Italia, con “Urbagri4women” prima, cofinanziato dal fondo AMIF della Commissione Europea, e con “Coltiviamo l'integrazione” oggi, cofinanziato dal fono FAMI del Ministro dell'Interno italiano, Tamat ha dato e dà la possibilità a ragazzi richiedenti asilo di aumentare e condividere i saperi in un intreccio di colture e culture. Sono stati i migranti stessi ad insegnare ad agronomi italiani la coltivazione, la cura e l'utilizzo dell'okra, una coltivazione tipica dell’Africa subsahariana..

Al telefono sono arrivati i saluti di Maria Assunta Rosa, dirigente dell’Autorità di gestione del Fondo asilo migrazione e integrazione del Ministero dell’interno che ci ha tenuto molto a partecipare, nonostante gli impegni, per sottolineare l'importanza di sostenere progetti come Coltiviamo l'integrazione che si inserisce nella linea dello scambio di buone pratiche che consentono confronto e condivisione allo scopo di progettare nuovi livelli di integrazione sia in Italia che in Europa.

A chiudere il pomeriggio di dialogo Francesca Di Maolo, avvocato e presidente dell'Istituto Serafico di Assisi, ente ecclesiastico senza scopo di lucro che promuove e svolge attività riabilitativa, psicoeducativa e assistenza socio-sanitaria per bambini e giovani adulti con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali. Di Maolo ha proprio sostenuto che “cooperazione e inclusione sono temi che possono intrecciarsi con la disabilità. La missione è permettere che tutti siano in grado di poter vivere la vita con tutte le esperienze che questa è in grado di offrire. L'impegno dell'Istituto Serafico non è dunque solo quello di curare ma anche quello di accompagnare giovani e adulti con disabilità e i loro nuclei familiari verso questa opportunità. E la condivisione e l'incontro con l'altro sono pilastri importanti di questa strada”. Citando l’art.32 della Costituzione, il diritto alla salute, ha ricordato come sia un interesse della collettività garantire cure gratuite agi indigenti per riaffermare come la cooperazione internazionale debba essere praticata a tutte le latitudini.

 

 

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