Sono terminati i lavori di equipaggiamento dei 4 siti agro-ecologici previsti dal progetto “BARA NI YIRIWA – Lavoro e Sviluppo in Mali” (CUP F76J20000110008 – MINTIN_RELINT 2019), coordinato da Tamat, finanziato dal Ministero dell’Interno italiano (Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione), Regione Marche, Chiesa Valdese; in collaborazione con Fondazione ISMU, il Centro di Ateneo per la Solidarietà Internazionale (CESI) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (UCSC), l’Haut Conseil des Maliens des Maliens à l’Extérieur – Italie (H.C.M.E Italie), Caritas Mali e ONG Le Tonus (Mali, controparte locale).
Il progetto prosegue la good practice del progetto europeo AWARTMALI (www.awartmali.org) coordinato da Tamat e finanziato dal Fondo Asilo Migrazione e Integrazione dell’Unione Europea (AMIF ), che ha fornito metodologie di successo e attivato un importante network locale non solo per sensibilizzare ed informare a livello locale sui rischi della migrazione, ma anche per rispondere concretamente ai bisogni di creazione d’opportunità, chiaramente espressi dalle popolazioni locali nel corso della campagna di sensibilizzazione, attraverso formazione e lavoro in campo agricolo e nel settore dell’artigianato.
Nella giornata del 18 maggio 2021 si è tenuta la visita ai due siti di progetto nei villaggi di Fansira-Coro e N’Golofala (comune di Yélékebougou), alla quale hanno partecipato Issa Traoré (Sindaco di Yélékebougou), Nadia Zangarelli (Tamat), Gabriele Pinca (Tamat), Mamadou Yattara (équipe TAMAT in Mali), Adama Fofana (équipe Le Tonus), Ahmadou Doumbia (Direttore Esecutivo di Le Tonus), Ahmadou Sidibé (coordinatore locale BARA NI YIRIWA), Karim Camara (agronomo BARA NI YIRIWA), Satigui Sissoko (animatore BARA NI YIRIWA). Nella giornata del 19 maggio è stata invece la volta della visita ai due siti di progetto nei villaggi di Fanafiè-Coro e M’Pièbougou (comune di Kambila), alla quale hanno partecipato George Kane (Sindaco di Kambila), Nadia Zangarelli , Gabriele Pinca Mamadou Yattara (équipe TAMAT in Mali), Ahmadou Doumbia , Adama Fofana , Ahmadou Sidibé , Aminata Traore Karim Camara Satigui Sissoko (animator (équipe Le Tonus) Ciascun sito, nei villaggi di Fansira-Coro e N’Golofala e nei villaggi di Fanafiè-Coro e M’Pièbougou della grandezza di 1,5 ha, è stato dotato di un pozzo profondo dotato di un serbatoio d’acqua di 4m3 e approvvigionare così 6 bacini per la distribuzione dell’acqua posizionati all’interno del perimetro agricolo, grazie all’istallazione di una pompa sommersa automatica e 6 pannelli solari. Si è deciso di attrezzare il centro anche di una pompa manuale, per garantire, in qualunque momento, a prescindere dal funzionamento dei pannelli, un utilizzo diretto.
Ogni struttura è stata inoltre interamente recintata, per impedire ad animali e nocivi di poter entrare e rovinarne le produzioni che saranno messe a coltura al suo interno. In tutti i siti è stato istallato un grande cancello per favorire l’entrata dei mezzi e uno di dimensioni più ridotte per quelli individuali. . All’ingresso dei 4 siti orticoli è stato posizionato un pannello identificativo del perimetro con evidenziato il nome della struttura, il titolo del progetto all’interno del quale è stato realizzato, gli enti finanziatori e l’elenco dei partner coinvolti.
Si è poi scelta un’impresa locale maliana per la realizzazione delle 4 strutture, l’Enterprise Gaoussou Coulibaly & Fils, che il 18 e 19 maggio 2021 ha ultimato i lavori e consegnato le chiavi alla presenza dei sindaci di Yélékebougou, Issa Traoré, e Kambila, George Kane, dei beneficiari e tutta la comunità, dei capo villaggio e dei membri dell’équipe del progetto BARA NI YIRIWA.
I Sindaci delle due municipalità hanno ringraziato l’iniziativa finanziata dal Ministero dell’Interno italiano (Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione) e hanno sottolineato come questa sia un’opportunità per l’intera comunità. L’impresa ha poi accompagnato i presenti in una visita dei siti e chiesto a tutti di esprimere un proprio parere sui lavori. I membri dell’équipe del progetto BARA NI YIRIWA hanno poi illustrato ai beneficiari gli obiettivi e le differenti attività del progetto, indicando negli animatori locali figure di riferimento per un’assistenza continua. I saggi di ogni villaggio hanno ribadito, che tutti, nessuno escluso, dovranno organizzarsi a mantenere la struttura e salvaguardarla da eventuali furti, responsabilizzandosi a vicenda, e ha invitato donne e uomini a impegnarsi nelle attività del progetto, portando parole di benedizione per l’iniziativa. I beneficiari in ciascun sito hanno accolto con grande gioia la consegna delle strutture e ascoltato con attenzione le parole di tutti interagendo a loro volta. Le donne di ogni villaggio hanno animato le giornate con canti e danze per celebrare l’importanza dell’evento.
Lo step successivo del progetto sarà la formazione di almeno 3 persone, uomini e donne, da parte dell’impresa costruttrice per assicurare la manutenzione puntuale delle strutture istallate (pannelli solari, pozzi, etc.) e garantire il pieno funzionamento della struttura negli anni. Successivamente, inizieranno le formazioni in agro-ecologia (corrette pratiche di coltivazioni delle ortive con attenzione alla tecniche innovative e ecologiche; corretto uso di colture intercalari e il sistema di rotazione delle produzioni; produzione di sementi e del compost per la concimazione dei terreni; il controllo dei parassiti utilizzando prodotti locali) grazie alle quali saranno in grado di sfruttare le parcelle con la tecnica della butte sandwich (aiuola a cumulo con stratificazioni di differenti tipologie di sostanza organica sulla quale seminare) che, essendo “autofertile”, consente di produrre in maniera sostenibile su piccole superfici, aumentando e conservando la fertilità del suolo anche a lungo termine, riducendo i consumi idrici, eliminando quasi totalmente la dipendenza da input esterni e garantendo produzioni quanti-qualitative elevate e soprattutto capace di generare reddito finale per i contadini. Saranno mostrate sia parcelle tradizionali che buttes sandwich per far si che gli agricoltori, in maniera graduale, possano vedere con i propri occhi la potenzialità del passaggio da un’agricoltura tradizionale all’ agro-ecologia, capace di garantire cibo sano e buono all’intera comunità, promuovendo la sostenibilità ambientale e attivando azioni generatrici di reddito oltre a garantire la sicurezza alimentare.
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