FORMER – Formation et Orientation pour le Renforcement des Métiers et de l’Emploi en milieu Rural è un progetto realizzato da Tamat Ets in Tunisia con l’obiettivo di rafforzare l’offerta di formazione professionale e favorire la creazione di opportunità di impiego per i giovani, in particolare nel settore agroalimentare, contribuendo alla valorizzazione delle competenze e delle economie locali.
Tra Siliana e Kairouan, le attività del progetto diventano anche occasione di incontro tra saperi tradizionali, nuove competenze e prospettive per il futuro. Il racconto che segue sceglie lo sguardo di un’ape per accompagnarci attraverso questo legame tra formazione, generazioni e territori.
Il primo ricordo dell’ape non fu un fiore.
Fu un profumo.
Quello del legno degli alveari riscaldato dal sole di primavera, tra le verdi colline di Siliana.
Quegli alveari non erano nuovi. Appartenevano alla stessa famiglia da così tanto tempo che nessuno ricordava più quando fosse stato costruito il primo. Il nonno li aveva realizzati con pazienza. Suo figlio aveva imparato ad ascoltare il linguaggio delle stagioni. Oggi un giovane apicoltore proseguiva quella storia, come chi riprende un libro in cui ogni generazione scrive un nuovo capitolo.
Ogni mattina, ancora prima che i primi raggi del sole sfiorassero gli ulivi, apriva gli alveari con gesti precisi, ereditati tanto dal padre quanto dalla propria esperienza. Le api non conoscevano il suo nome, ma riconoscevano le sue mani.
Una di loro, più curiosa delle altre, iniziava a esplorare il territorio.
Lasciava l’alveare sorvolando le colline dove i campi di grano e orzo ondeggiavano al vento. In primavera, i papaveri punteggiavano il paesaggio di rosso, mentre il timo, il rosmarino e i fiori selvatici profumavano i pendii. Più lontano, mandorli e fichi scandivano il paesaggio, mentre gli uliveti sembravano unire le vallate con un filo d’argento.
Per un’ape, ogni fiore è una promessa.
Per un apicoltore, ogni stagione è un insegnamento.
Una mattina, però, il giovane richiuse gli alveari prima del solito. Prese uno zaino, salutò suo padre e partì per partecipare a un corso di formazione organizzato nell’ambito del progetto FORMER.
L’ape non riuscì a capirlo.
Perché lasciare gli alveari proprio quando i fiori erano nel pieno della fioritura?
Passarono i giorni.
Al suo ritorno, nulla era cambiato… eppure tutto sembrava diverso.
Gli stessi gesti. Gli stessi alveari. Le stesse colline.
Ma quando parlava con la sua famiglia, nella sua voce risuonavano parole nuove: fiducia, cooperazione, iniziativa, futuro. Raccontava gli incontri con altri giovani, le idee condivise, i progetti immaginati insieme. Spiegava che imparare non significava soltanto acquisire una tecnica, ma anche scoprire nuovi modi di comunicare, di lavorare in squadra e di costruire il proprio futuro.
C’era un nome che tornava spesso nelle conversazioni: Kairouan.
L’ape decise di seguire quel nome come si segue un profumo trasportato dal vento.
Durante il viaggio, il paesaggio cambiò.
I rilievi di Siliana si fecero via via più dolci fino a scomparire. I campi lasciarono il posto a una vasta pianura inondata da una luce più intensa. La terra assunse una tonalità ocra, quasi dorata. Gli uliveti si estendevano a perdita d’occhio, intervallati da melograni, fichi d’India e coltivazioni che raccontavano un altro modo di vivere quella terra.
Poi apparvero le cupole bianche.
Le mura.
I vicoli silenziosi.
Vista dall’alto, Kairouan sembrava disegnata come un alveare: un insieme di spazi collegati tra loro, dove ogni movimento trovava naturalmente il proprio posto.
Ai margini di un frutteto, l’ape scoprì altri alveari.
Anche lì appartenevano a famiglie che avevano ricevuto quel sapere dai propri genitori, a loro volta eredi dei nonni. I gesti erano quasi gli stessi: aprire l’alveare con delicatezza, osservare senza disturbare, rispettare il ritmo delle api e quello della natura.
Scoprì così che anche i giovani apicoltori di Kairouan avevano partecipato ai corsi di formazione del progetto FORMER.
Condividevano le stesse domande del giovane di Siliana.
Come preservare un’eredità facendola al tempo stesso evolvere?
Come valorizzare un mestiere tramandato di generazione in generazione?
Come trasformare un sapere antico in un’opportunità per il futuro?
L’ape comprese allora ciò che gli esseri umani stavano costruendo.
Il polline non conosce confini.
Nemmeno le idee.
Così come trasporta la vita da un fiore all’altro, gli incontri trasportano esperienze da un territorio all’altro. I saperi circolano, si arricchiscono, dialogano tra loro. Ciò che nasce in un alveare di Siliana può ispirare una famiglia di Kairouan. Ciò che germoglia durante una formazione a Kairouan può trovare una nuova eco tra le colline di Siliana.
Qualche giorno dopo, l’ape riprese il cammino verso casa.
Sulle sue zampe c’era il polline.
Nella sua memoria, molto di più.
Il profumo delle erbe selvatiche di Siliana.
La luce delle pianure di Kairouan.
I gesti ereditati dagli anziani.
E i sogni dei giovani che hanno scelto di far vivere quella tradizione in modo nuovo.
Quando quell’anno il miele fu raccolto, nessuno notò alcuna differenza.
Aveva lo stesso colore dorato.
La stessa dolcezza.
Eppure racchiudeva qualcosa di invisibile.
Il sapore di un territorio condiviso.
La ricchezza di un sapere tramandato di generazione in generazione.
E la certezza che, così come le api uniscono i fiori, le donne e gli uomini uniscono i territori quando imparano, condividono esperienze e crescono insieme.
Perché i viaggi più belli non trasformano soltanto chi li intraprende.
Arricchiscono anche tutti coloro che li aspettano al ritorno.






