Dalle aule al campo…saheliano
La prima esperienza di Ludovica Salucci in Africa, con Tamat grazie al corso sulla Cooperazione Internazionale organizzato presso UniPg
Sono sempre stata appassionata all’idea della cooperazione, in qualsiasi sua forma: lo scambio è un momento prezioso nella vita, per cui avevo deciso di farne la mia missione. Per questo motivo ero molto curiosa quando il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali in UniPg, in cui studio, ha attivato il corso a scelta sulla Cooperazione Internazionale insieme a Tamat. Ho così scoperto questa organizzazione che si occupa di agroecologia e sicurezza alimentare in diversi Paesi d’Africa, attraverso la quale ho capito quanto sia importante e versatile il ruolo dell’agronomo per lo scambio di conoscenze e per lo sviluppo rurale di aree del Pianeta in cui la sicurezza alimentare è un fattore limitante.
Ho dimostrato il mio vivo interesse per le loro attività, e mi è stato subito proposto di fare un periodo di formazione direttamente sul campo nell’ambito dei loro progetti in Burkina Faso e Mali.
Quindi con Tamat, come agronoma, sono arrivata a Ouagadougou a metà settembre, quando la stagione delle piogge è quasi conclusa. Tutto intorno a noi è vivo, il verde è rigoglioso e la terra rossa accesa. L’impatto è forte ma il personale, italiano e locale, è tanto accogliente.
Ogni giorno si progetta insieme e si conosce sempre meglio la realtà agricola del posto, sempre tenendo a mente che l’agricoltura a queste latitudini è strettamente intersecata all’uomo e alle sue necessità. Penso che questo sia il premio migliore che questa esperienza potesse fornirmi: comprendere le difficoltà e lavorare insieme per superarle.






