Home > news > Marche Solidali: modello di confronto tra società civile e istituzioni

Sta per uscire il numero 0 di Latitudini, rivista per la cooperazione internazionale. Continuiamo la pubblicazione di alcune anticipazioni. Oggi è la volta dell’intervista ad Attilio Ascani, coordinatore di Marche Solidali. Buona lettura.

– In questi 8 anni di attività di Marche Solidali quali elementi meritano di venire evidenziati, in positivo e in negativo?

Marche Solidali nasce come un tentativo di coordinare le associazioni di Solidarietà presenti nelle Marche fra di loro e con le Istituzioni Regionali. Credo che il coordinamento con la Regione sia stato uno dei punti dei punti di forza di questi 8 anni. Anche il lavoro di networking fra i soci ha dato dei buoni risultati e nel tempo si è allargato lo sguardo alla collaborazione con altri soggetti sullo scenario regionale: abbiamo creato un forum per coordinarci con altri soggetti che si occupano di accoglienza ed integrazione, aperto spazi di dialogo con il CSV regionale e con l’Università della Pace (un ente costituto dalla Regione nel 2002) soprattutto in relazione alla promozione della conoscenza dell’Agenza 2030.

Non abbiamo invece attivato uno spazio di concertazione con il Forum Regionale del Terzo Settore, analogamente a quanto avviene sul fronte nazionale e non abbiamo avuto risultati importanti nel campo della coprogettazione fra i soci. Chiaramente questo della coprogettazione è un terreno particolarmente difficile quando ci si occupa di solidarietà internazionale perché non conta più il territorio in cui sei basato ma i Paesi in cui operi, per cui è più facile che una associazione marchigiana collabori con delle associazioni lombarde semplicemente perché operano fianco a fianco nello stesso Paese del Sud del Mondo.

Quindi gli spazi più prolifici per la collaborazione rimangono quelli che hanno delle ricadute dirette sul territorio regionale? Penso alla promozione del volontariato o la promozione dell’Agenda 2030

– Tra i risultati di Marche Solidali c’è anche il varo di un piano (triennale) per la cooperazione: quali previsioni contenute in quel documento si sono confermate giuste e quali fuori centro? Al primo Piano è seguito un aggiornamento?

Sono stati diversi i piani triennali varati dalla Regione Marche e siamo soddisfatti che anche nella Regione sia passato, in questi anni il concetto di una seria pianificazione del lavoro di cooperazione internazionale. Anche per la Regione Marche è importante pianificare la propria proiezione internazionale da attuare con diversi strumenti compreso quello della cooperazione internazionale.

Evidentemente la proiezione sull’area Balcanica è stata preponderante e il ruolo che le Marche svolgono all’interno della Macro-Regione Europea Adriatico-Ionica sono la chiara testimonianza di un costante e fruttuoso lavoro di relazione con gli altri Paesi della Regione.

Ma anche la cooperazione con i Paesi del Sud del Mondo è stata particolarmente importante ed il fatto che le Marche siano ancora una delle poche Regioni Italiane che credono ed investono risorse nella cooperazione Internazionale è indicativo di una importante consapevolezza della propria proiezione verso il mondo esterno.

Evidentemente oggi queste relazioni devono andare anche nella direzione di favorire relazioni produttive funzionali a promuovere l’internazionalizzazione del nostro tessuto industriale che è stato fortemente penalizzato per la sua dimensione e radicamento territoriale. Lo sviluppo dei Paesi del Sud del Mondo passa anche attraverso la creazione di opportunità occupazionali e produttive che spesso possono proficuamente intrecciarsi con le eccellenze produttive regionali in un connubio positivo e proficuo.

Anche le Associazioni di Solidarietà internazionale sono attente a questo sviluppo coscienti che le relazioni che abbiamo costruito negli anni con i Paesi del Sud sono un patrimonio da mettere in rete per il bene ed il benessere di tutti.

– Qual’è l’atteggiamento della popolazione “italofona” nei confronti dei temi promossi dalle associazioni di Marche solidali?

La rete dei soci di Marche Solidali è ben integrata nel tessuto regionale e si sostiene attraverso un vivace lavoro di volontariato. Si tratta soprattutto di realtà medio-piccole che affondano le proprie radici nel pensiero positivo dei marchigiani e nella disponibilità a mettersi in gioco. Gli asset principali delle nostre associazioni non si evidenziano dai bilanci ma dalla rete di persone e dalle disponibilità di tanti a mettere a disposizione il proprio tempo e la propria professionalità per gli altri. Il volontariato è la vera chiave di lettura di questo mondo. Evidentemente si tratta di un fenomeno che ha anche una storicità e che oggi fatica a trovare il giusto ricambio generazionale, tuttavia emergono nuove forme di relazioni e di coinvolgimento. I giovani non necessariamente vanno a rafforzare le realtà esistenti e create da altre generazioni, ma non per questo sono meno attenti e disponibili agli altri ed ai lontani. Si tratta di trovare la chiave giusta per un “passaggio di testimone” intergenerazionale che sia rispettoso ed attento alle aspettative di ognuno. Una questione abbastanza complessa e difficile da realizzare ma sicuramente cruciale.

– Quanto pesa lo spazio – scuola (di tutti i livelli) nella vostra azione?

Moltissimo. Nelle Marche ci sono associazioni, come il CVM, quella con cui collaboro, che lavorano per promuovere il cambiamento nella scuola già dagli anni 80. L’obiettivo è sempre stato molto ambizioso, e cioè non limitarsi a portare delle idee nuove ai ragazzi ma innovare la scuola, cambiare il modo di insegnare, incidere sui contenuti curriculari d’insegnamento. Oggi possiamo contare su centinaia di docenti attenti e disponibili a costruire percorsi di apprendimento che promuovano l’insegnamento delle discipline con una apertura culturale e mentale globale. L’adozione da parte della Regione di una Legge sull’Educazione alla Cittadinanza Mondiale non è stato che l’atto più recente e significativo di un lavoro che è andato avanti negli anni.

Da 14 anni le Marche ospitano a Senigallia un evento in cui docenti, ricercatori universitari e operatori delle associazioni si incontrano e condividono le esperienze migliori all’inizio del nuovo anno scolastico. Da alcuni anni questo avviene con una chiave anche internazionale.

Anche quest’anno non abbiamo mancato l’appuntamento e nonostante l’impossibilità di trovarsi fisicamente, nell’arco di 2 giorni 150 persone, di 12 Paesi Europei, si sono incontrate ed hanno discusso ed approfondito il tema del cambiamento climatico.

Il nuovo curriculo di Educazione Civica ci presenta un’opportunità importante per far conoscere ed approfondire i temi dell’Agenda 2030, insieme alle 4 Università Marchigiane, all’Università per la Pace ed una Rete di Scuole, abbiamo prodotto un libro di testo che promuove l’insegnamento dell’educazione civica in chiave dell’Agenda 2030, mettendo in sinergia le diverse dimensioni locali con quelle globali, in una visione unitaria e mai contrapposta.

– Esistono esperienze di collaborazione con il mondo dell’associazionismo (ambientale, parrocchiale, sportivo…)?

Molte delle realtà associate a Marche Solidali hanno le loro radici in un contesto parrocchiale allargato. Si tratta di realtà di dimensioni medio piccole la cui operatività nel Sud del Mondo è connessa con la presenza e l’azione della Chiesa Cattolica in quei Paesi, tipicamente missionari di origine marchigiana ma anche sacerdoti locali che hanno passato un periodo di tempo nelle Marche ed hanno creato dei ponti che durano nel tempo.

Non abbiamo ancora trovato spazi di collegamento con il nuovo fermento giovanile ambientalista, come ad esempio quello dei Fridays for Future, con i quali invece condividiamo aspetti importanti della nostra mission, si tratta di un dialogo da costruire perché credo che oggi alcuni temi ci accomunano ad altre realtà con le quali dobbiamo trovare modalità nuove di incontro, confronto, crescita reciproca e collaborazione.

– Che ruolo hanno le donne nelle associazioni di Marche Solidali?

Centrale! Come nel resto del Paese, anche nelle Marche il volontariato è soprattutto declinato al femminile.

– Nei materiali illustrativi sull’attività di Marche Solidale indicate circa 200 persone come coinvolte dalle attività dei soci: sono tutte volontarie o c’è qualcuno che ne fa il proprio lavoro, magari part time, magari a termine?

Certamente ci sono persone che lavorano all’interno di diverse realtà più strutturate, io stesso sono una di queste persone, ma per molte associazioni il volontariato è la dimensione essenziale su cui si basano. E’ molto difficile, per piccole realtà, poter contare su presenze strutturate e retribuite, da qui il volontariato che permette l’abbattimento dei costi e la possibilità di destinare le poche risorse disponibili alla mission dell’organizzazione. Sono le realtà che meglio di altre affronteranno la crisi che oggi stiamo vivendo, proprio per la capacità di avere quella flessibilità che è indispensabile per superare periodi di crisi come quello che stiamo vivendo in questo momento.

Quale cambio di passo avete dovuto affrontare, in Italia, con lo scoppio della pandemia?

Come tutti abbiamo dovuto ripensare il nostro modo di operare, la modalità di mettere in campo le attività programmate. Abbiamo dovuto ridurre e posticipare cose previste nei mesi in cui tutta l’Italia era ferma. Credo però che i soci stiano facendo uno sforzo notevole per immaginare nuove modalità e percorsi per continuare ad operare. Certamente l’epidemia sarà uno spartiacque importante alla fine del quale molte cose cambieranno anche al nostro interno, forse non tutti ce la faranno. Sarebbe sicuramente positivo sfruttare questo momento di difficoltà per innovare non solo tecnicamente ma anche strutturalmente, provando ad immaginare processi di fusione e quant’altro che eviti di dispendere una ricchezza di anni di lavoro che in alcuni casi rischia semplicemente di scomparire nel nulla.

Cosa è cambiato nell’azione del personale “espatriato”? Gli ostacoli principali? Dei 40 paesi quali sono i più complicati?

Non molto. Le associazioni che avevano personale espatriato hanno continuato ad averlo. Molti sono rimasti sul campo senza rientrare se non al termine dell’impegno previsto. Ovviamente questo vale per le associazioni che hanno personale espatriato nel sud del Mondo. Le motivazioni hanno avuto la meglio sulla sensazione di insicurezza e di pericolo che l’epidemia a creato per tutti noi. Generalmente la risposta degli operatori è stata molto positiva.

State registrando anche voi arretramenti nelle campagne riferibili agli Obiettivi Onu 2030?

L’Agenda 2030 è molto vasta ed in questo momento l’attenzione delle persone e delle istituzioni è focalizzata altrove. Tuttavia nelle Marche ci sono stati passi avanti importanti che spero siano confermati anche da azioni future. Ovviamente c’è ancora tantissimo da fare e sicuramente non è il momento di abbassare la guardia ma credo che la coscienza delle persone rispetto a problematiche planetarie non sia cambiata di molto.

Nelle Marche si è verificato un cambio di maggioranza nella guida del governo regionale: cosa vi aspettate dalla giunta guidata da Francesco Acquaroli?

Confido che il pragmatismo marchigiano abbia il sopravvento sugli aspetti più strettamente ideologici. La nuova maggioranza sarà certamente molto attenta alle problematiche legate al territorio regionale, ma non potrà non considerare che gli interessi del nostro territorio sono strettamente connessi al resto del Mondo, che il benessere locale dipende anche dalla proiezione esterna che la nostra Regione ha. Se c’è qualche cosa che la pandemia ci sta insegnando è che non ci sono “isole felici”, che siamo tutti interconnessi ed interdipendenti e che il nostro futuro dipende dagli altri e viceversa. Stiamo quindi aspettando di aprire un dialogo costruttivo con la nuova amministrazione Regionale. Ovviamente anche le nostre associazioni devono avere una visione rispetto al territorio. Da questo punto di vista è apprezzabile il lavoro di associazioni socie che hanno attivato campagne natalizie valorizzando prodotti del territorio interno martoriato dal terremoto, oppure coloro che immaginano progetti di cooperazione internazionale che vedono anche un ruolo e spazi per le imprese del territorio. La cooperazione Interazionale non è un “vuoto a perdere” ma un’opportunità per creare benessere condiviso.

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